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STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

by Pino Sartori last modified 2009-04-08 09:37

Campagna nazionale contro il consumo di suolo: firma l'appello

 L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio.
 Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio.
 Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno.
 Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata seppellita sotto il cemento.
 Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura. 

 Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.
 Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.
 
 Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite.
 Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
 
 La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Curiamola!

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 Campagna promossa da:
 AltritAsti, Gruppo P.E.A.C.E. Pace, Economie Alternative, Consumi Etici - http://www.altritasti.it;
 AltrItalialtroMondo, il blog del sindaco di Cassinetta di Lugagnano – http://domenicofiniguerra.wordpress.com;
 Cibernetica Sociale Italia, http://www.ciberneticasociale.org;
 eddyburg. Urbanistica, politica, società - http://eddyburg.it;
 Movimento per la Decrescita Felice - http://www.decrescitafelice.it
 
 Per aderire inviare una e-mail qui: info@altritasti.it

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 Questo è il contenuto del manifesto

Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato
CAMPAGNA NAZIONALE
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO


Il consumo di territorio nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni preoccupanti e una estensione devastante. Pur in presenza di un sensibile calo demografico della popolazione italiana negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali (autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.).

Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati.

Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.

Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano
subordinate ad interessi finanziari sovente speculativi: un circolo vizioso che, se non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane. Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini (monetizzazione del territorio).

Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può definire la “città continua”. Dove esistevano paesi, comuni, identità municipali, oggi troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio e senza anima: una “conurbazione” ormai completa per molte aree del paese.
Ma i legislatori e gli amministratori possono fare scelte diverse, seguire strade alternative? Sì!

Quelle che risiedono in una politica urbanistica ispirata al principio del risparmio di suolo e alla cosiddetta “crescita
zero”, quelle che portano ad indirizzare il comparto edile sulla ricostruzione e ristrutturazione energetica del
patrimonio edilizio esistente.

Il movimento di opinione per lo STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO e i sottoscritti firmatari individuano 6 principali
motivi a sostegno della presente campagna nazionale di raccolta firme.

STOP CONSUMO TERRITORIO

STOP: PERCHÉ?
1. Perché il suolo ancora non cementificato non sia più utilizzato come “moneta corrente” per i bilanci comunali.
2. Perché si cambi strategia nella politica urbanistica: con l’attuale trend in meno di 50 anni buona parte delle zone
del Paese rimaste naturali saranno completamente urbanizzate e conurbate.
3. Perché occorre ripristinare un corretto equilibrio tra Uomo ed Ambiente sia dal punto di vista della sostenibilità
(impronta ecologica) che dal punto di vista paesaggistico.
4. Perché il suolo di una comunità è una risorsa insostituibile perché il terreno e le piante che vi crescono
catturano l’anidride carbonica, per il drenaggio delle acque, per la frescura che rilascia d’estate, per le coltivazioni, ecc.
5. Per senso di responsabilità verso le future generazioni.
6. Per offrire a cittadini, legislatori ed amministratori una traccia su cui lavorare insieme e rendere evidente una via
alternativa all’attuale modello di società.

STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO
I seguenti firmatari richiedono una moratoria generale ai piani regolatori e alle lottizzazioni, in attesa
che ciascun Comune faccia una precisa “mappatura” di case sfitte e capannoni vuoti.
Sottoscrivono quindi questo manifesto perché si blocchi il consumo di suolo e si costruisca esclusivamente su aree già urbanizzate, salvaguardando il patrimonio storico del Paese.

Le adesioni al presente manifesto nazionale possono essere trasmesse direttamente via mail a
info@altritasti.it
(corredate di: Cognome e Nome, Via, Cap, Comune, Provincia, indirizzo mail, eventuale indicazione di
cariche all’interno di Associazioni, Enti, Comitati).

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HA ADERITO ALLA CAMPAGNA

FATELO ANCHE VOI!

Le mani sulle città ...

Posted by pino at 2009-04-08 08:35
di Alessandro Mortarino e Edoardo Salzano.
Forse (anzi: sicuramente …) non ci sarebbe stato alcun bisogno di aggiungere altre parole alle molte già espresse nell’arco dei primi tre mesi di campagna per lo “Stop al Consumo di Territorio” per specificare ancor meglio il senso di questa iniziativa appoggiata e sottoscritta sinora da oltre 8.200 persone e 170 tra Associazioni, Comitati, Gruppi organizzati.
Ma lo scorso Venerdì 6 Marzo, Silvio Berlusconi ha annunciato una ennesima “follia” del suo governo decantandola come uno strumento essenziale per la ripresa economica: "un piano straordinario per l’edilizia con effetti eccezionali sulla casa" che consiste in una liberalizzazione spinta delle norme per costruire, con un sostanzioso aumento delle cubature di tutto il patrimonio edilizio esistente "in deroga ai regolamenti e ai piani regolatori". L’esatto opposto di quanto la Società Civile e il nostro Movimento chiede a gran voce …

L’esatto opposto.
Ma non stiamo ragionando sullo stesso piano. Berlusconi individua queste ipotesi come la soluzione alla crisi attuale dell’edilizia, come strumento perfetto per ridare slancio alla affaticata economia nazionale e dare impulso ad una ripresa dei consumi.
“Consumate, consumate, consumiamo … e la ripresa sarà assicurata” è il suo slogan di sempre.
Solo che stiamo parlando anche di “consumo del territorio” e di “consumo di suolo” scordandoci che aggiungere nuovo cemento a quello già esistente (e per giunta in “barba” ai piani regolatori dei nostri Comuni) significa pensare solo a bisogni di tipo economico e trascurare i limiti fisici di un processo di autentico “stupro” …

Limiti fisici che riguardano lo sperpero di terreni sani che andrebbero centellinati per le produzioni agricole, il recupero di aree boschive in grado di mitigare le reazioni a catena dell’effetto serra, per contribuire al drenaggio di terreni incapaci di trattenere le precipitazioni sempre più rare e per questo violente, per salvaguardare quel poco di falde acquifere ancora a nostra disposizione, per risparmiare quel poco di natura che rimane ancora lungo le nostre coste.
Per fermare la distruzione di un habitat umano e naturale già oggi perdente per ognuno di noi …

Tutti temi oscurati dalle esigenze dell’economia di impresa, per combattere la grave crisi internazionale.
Anziché ammettere che il modello di società basato sui consumi si è esaurito e che occorre, con urgenza assoluta, tentare strade differenti ecco affacciarsi questa non-soluzione alla ricerca della salvezza in extremis dello status quo.
Pare di veder muoversi un tossicodipendente a cui tutti hanno annunciato che un “ultimo buco” lo porterà alla morte. Ma lui non resiste: “cosa potrà mai farmi un ultimo buco” ?

Ecco, se occorreva ancora una definitiva demarcazione, ora l’abbiamo. Il nostro grido di “Stop al Consumo di Territorio” significa esattamente questo: non permettere che un modello di società in liquidazione fallimentare possa continuare a condizionare la nostra esistenza. Dietro al nostro bisogno di ritrovare una logica all’espansione edilizia - utile solo ai profitti di pochi - c’è l’abbandono totale di un modello sociale perdente.
Con noi c’è la ricerca di una “altra economia”, l’idea che il consumo ci abbia consumato e che ancor più ci consumerà.

Venerdì 13 Marzo il Consiglio dei Ministri facilmente approverà questo ennesimo “stupro”. Ma la nostra reazione è innescata e non è previsto un dietro front, il futuro ora è ancor più affar nostro.
E non sarà certamente un business. Per nessuno.


Torniamo indietro di qualche secolo …
di Edoardo Salzano, Urbanista, Animatore di http://www.eddyburg.it.
Scatenare gli “spiriti animali” della speculazione edilizia più forsennata e rozza per dare uno choc all’economia, un colpo alla burocrazia e un volano enorme all’edilizia: questo, secondo le sue parole, il progetto di politica urbanistica dell’uomo che gli italiani, aiutati da una legge elettorale balorda, hanno scelto per governare. Si potranno aumentare del 20% le cubature di tutti gli edifici residenziali esistenti e della stessa quantità le aree coperte dagli edifici ad altra destinazione. Si potranno demolire e ricostruire, con il 30% in più, gli edifici costruiti prima del 1989. Tutto questo in deroga ai piani regolatori e ai pareri degli uffici: basta la certificazione di un tecnico ...

Siamo alla follia. Si cancellano non pochi decenni, ma alcuni secoli di tentativi di regolare un mercato (quello dell’utilizzazione del suolo a fini urbani) che, lasciato alla spontaneità, stava distruggendo le città e rendendone invivibili le condizioni per gli abitanti e le attività.
La regolamentazione del territorio nell’interesse collettivo non nasce nei paesi del socialismo reale, e neppure in quelli del welfare state, ma agli albori del XIX secolo nei paesi del capitalismo maturo. Arrivò più tardi nei paesi in cui le debolezza dell’imprenditoria moderna lasciava ampio spazio alla rendita, come l’Italia.
Qui la regolamentazione urbanistica venne introdotta, nell’epoca fascista, dopo un conflitto che vide, all’interno di quel mondo, la vittoria delle forze del profitto su quelle della rendita: fu nel 1942, quando la legge del fascista Gorla fu approvata contro le resistenze dei difensori del privilegio indiscriminato della proprietà privata.

Aumentare le cubature e le superfici delle costruzioni esistenti in deroga a piani (per di più già spesso sovradimensionati) significa compromettere tutte le condizioni della vivibilità: peggiorare le condizioni del traffico, il carico delle reti dell’acqua e delle fogne, ridurre l’efficienza delle scuole, del verde, dei servizi sociali, peggiorare le condizioni dell’aria e dell’acqua, ridurre gli spazi pubblici, rendere più difficile la convivenza.
Significa privilegiare, nell’economia, le componenti parassitarie rappresentate dalla speculazione immobiliare rispetto a quelle della ricerca, dell’innovazione dei sistemi produttivi, dell’utilizzazione delle risorse peculiari della nostra terra.

Non dimentichiamo che scatenare l’attività edilizia indiscriminata provocherà la distruzione di paesaggi, di beni artistici e culturali, di testimonianze storiche e di bellezza: insomma, di tutte le componenti del patrimonio comune, già così debolmente tutelati nel nostro paese. Non è un caso che uno dei presidenti regionali che darà il via al provvedimento è quel Cappellacci, viceré della Sardegna in nome di Berlusconi, cui lo champagne di festeggiamento del trionfo elettorale fu offerto da quel tale che aspetta di costruire 300mila mc sulla necropoli punica di Tuvixeddu-Tuvumannu.

E riflettiamo sul fatto che affidare le decisioni delle demolizioni e ricostruzioni e degli ampliamenti edilizi al parere tecnico di professionisti pagati dagli stessi operatori immobiliari interessati, significa sottrarre ogni decisione non a una parassitaria burocrazia, ma ai pareri di qualificati funzionari pubblici e alla possibilità dei cittadini di concorrere, mediante le procedure della pianificazione urbanistica e l’intervento diretto di partecipazione, alle scelte di trasformazione dei territori sui quali vivono. Da quale palazzo o palazzetto della politica nascerà il segnale di una protesta che fermi la marcia verso la devastazione ?

Questo è un commento “a caldo” di Edoardo Salzano (http://www.eddyburg.it) sulla “nuova” politica urbanistica lanciata da Berlusconi: torniamo indietro di qualche secolo …
(da “Il Manifesto”, 8 marzo 2009).

Un'idea mutuata da una esperienza in corso

Posted by pino at 2009-12-09 15:02
Salve,
vi segnalo la petizione al link qui sotto.
Si parla di Cementificazione e Consumo di Suolo. E l'erosione e frammentazione degli habitat.

Buon lavoro a tutti.

Carlo Zucchi

http://petizioni.legambiente.org/firma/metti-un-freno-al-cemento

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