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BIOCARBURANTI TRA FAME E AMBIENTE

by GM last modified 2009-03-24 17:35

ambcons_logoL'alto costo economico, sociale e ambientale dei biocarburanti dovrebbe portare a rivedere le politiche che li incentivano. Il nuovo rapporto FAO pesa le opportunità (poche) e i rischi (molti) dei biofuels. "Le politiche e i sussidi in materia di biocarburanti devono essere urgentemente rivisti per preservare la sicurezza alimentare, proteggere i contadini poveri, promuovere lo sviluppo rurale e la sostenibilità ambientale". Inizia così la presentazione dell'ultimo rapporto della FAO, The State of Food and Agricolture 2008 (vedi in allegato). Un documento che, come spiegato nell'introduzione, dovrebbe "pesare opportunità e rischi dei biocarburanti" e dal quale però emerge che il piatto dei rischi è molto più carico di quello delle opportunità.

Se infatti, a patto di combattere sussidi e politiche protezionistiche che favoriscono i paesi ricchi, i biofuels potrebbero contribuire allo sviluppo rurale di alcune zone povere del pianeta, spiega il rapporto, è però chiaro che l'uso della terra per produrre biocarburanti mette a rischio la sicurezza alimentare spingendo in alto i prezzi di alcuni generi di prima necessità.

Anche per quanto riguarda la riduzione dei gas serra i biocarburanti, spiega il rapporto, potrebbero rivelarsi un'arma a doppio taglio: se alcuni riducono effettivamente le emissioni in maniera significativa questo non è vero per altri. Le conseguenze delle pratiche agricole per produrli, specie la deforestazione, li rendono spesso ecologicamente insostenibili. Senza che questo si traduca in una misura che discrimini i paesi in via di sviluppo, sottolinea la Fao, è necessario stabilire degli standard di sostenibilità, cosa su cui per altro si sta già lavorando.

I biofuels di seconda generazione, quelli ricavati da alghe, celluosa e in genere prodotti no-food, presenterebbero molte meno controindicazioni, ma, fa notare il rapporto, non sono ancora disponibili su scala commerciale. Nel frattempo l'uso dei biocarburanti continua a crescere: dal 2000 al 2007 l'uso è triplicato, anche se l'apporto al mix energetico mondiale resta molto basso: 2% dei carburanti da trasporto. Una crescita stimolata da politiche incentivanti, come quella che impone che a gasolio e benzina siano aggiunte percentuali di biofuel, scelte che, scrive la FAO "hanno un alto costo economico, sociale e ambientale e dovrebbero essere riviste."

Dal rapporto FAO arriva l'ennesima conferma che i biocarburanti presentano non poche controindicazioni. Che i biofuels siano una soluzione sostenibile per ridurre le emissioni d'altra parte è una cosa di cui sono convinti ormai solo i produttori e i paesi che li rappresentano; diversa atteggiamento hanno invece le grandi istituzioni che nell'ultimo anno si sono pronunciate in maniera critica nei confronti di questa fonte energetica. Un anno fa all'Onu i biofuels erano stati definiti addirittura "un crimine contro l'umanità", alcuni mesi fa un rapporto della banca mondiale aveva provato la pesante influenza degli agro-carburanti sui prezzi del cibo, mentre nell'Unioen Europea diversi Stati membri avevano contestato la quota obbligatoria da miscelare alla benzina, sostenuti in questo anche dalla European Environment Agency.

GM

10 ottobre 2008
Fonte: qualenergia.it


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