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CLIMA E QUALITÀ DELL’ARIA

by Cecilia Migali last modified 2009-03-24 17:15

Due facce della stessa medaglia

Entro la fine del secolo la temperatura superficiale della Terra potrebbe aumentare da 1,8 a 4 gradi centigradi. A lanciare l’allarme nel loro IV Rapporto sono stati gli esperti del Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu.
Ma quali saranno le possibili conseguenze sul nostro ecosistema e cosa si può fare per arginare il fenomeno del global warming?

Se ne è discusso di recente a Buenos Aires, nel corso del convegno “Impacto del Cambio Climático sobre el Territorio y la Economía”, promosso dall’Ambasciata d’Italia in Argentina, con il coordinamento scientifico, tra gli altri, anche del Cnr.

Al congresso hanno partecipato scienziati italiani di vari enti di ricerca insieme a studiosi argentini. Al centro della discussione, naturalmente, i temi più dibattuti di questi ultimi tempi, quali i processi di desertificazione, la riduzione dei ghiacciai e, soprattutto, la responsabilità umana sui cambiamenti in atto.

“Con una probabilità del 90% il riscaldamento climatico del nostro Pianeta è dovuto alle emissioni umane di anidride carbonica e di altri gas a effetto serra”, spiega il fisico Sandro Fuzzi dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, intervenuto al convegno.

 “Ogni attività antropica, infatti, dai trasporti alla produzione di energia, dall’agricoltura all’allevamento, fino al trattamento dei rifiuti, causa emissioni di sostanze che cambiano la composizione dell’atmosfera. Tali cambiamenti a loro volta influenzano direttamente molti processi ambientali e determinano la qualità dell’aria, lo stato degli ecosistemi terrestri e marini e anche il clima. Cambiamenti climatici e qualità dell’aria non sono che due facce della stessa medaglia”.
Un circolo vizioso, quindi, che continua inesorabilmente ad autoalimentarsi e che incide non solo sulla salute dell’uomo, ma anche sull’ambiente e sull’economia. “Si prevede”, puntualizza Fuzzi, “che i cambiamenti climatici influenzeranno anche il regime delle precipitazioni. Chiaramente, ciò altererà la disponibilità di acqua in vaste aree del Pianeta e questo avrà conseguenze anche sull’agricoltura e, dunque, sulla disponibilità di cibo. È necessario che le legislazioni di tutti i paesi mettano in atto politiche integrate, che agiscano sia sulla mitigazione dei cambiamenti climatici sia sul controllo della qualità dell’aria”.
Dello stesso avviso è anche Giuseppe Scarascia-Mugnozza, direttore dell’Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr di Porano (Tr), presente ai lavori del simposio italo-argentino.

Secondo il ricercatore del Cnr, saranno gli ecosistemi terrestri, in particolare, a giocare un ruolo chiave nel sistema di regolazione climatica. “Quando parliamo di iniziative per la mitigazione”, dice Scarascia-Mugnozza, “ci riferiamo a quelle misure energetiche e industriali per la riduzione delle emissioni di carbonio. Ma se allarghiamo la nostra visuale anche all’insieme dei gas a effetto serra e alle altre sostanze inquinanti, è fuor di dubbio che nella mitigazione rientrano anche la diffusione della bio-energia e tutte le iniziative volte ad aumentare la capacità dei sistemi biologici, tra cui alberi e foreste, di assorbire inquinanti atmosferici, come ozono e idrocarburi volatili”.

Altra strategia complementare alla mitigazione, quanto mai necessaria per affrontare il problema in modo adeguato, sembra essere quella dell’adattamento ai cambiamenti climatici in corso. Esempi di questa strategia sono il cosiddetto ‘rimboschimento’, ossia il progressivo impianto di specie ed ecotipi più adatti alle nuove condizioni climatiche, e gli interventi di forestazione urbana e peri-urbana, che migliorano il microclima e l’ambiente delle aree metropolitane. “Naturalmente il confine tra mitigazione e adattamento”, conclude il ricercatore del Cnr, “non è sempre chiaro e netto, ma è certo che le alberature, l’agro-selvicoltura, le piantagioni forestali e le foreste naturali hanno enormi potenzialità di impiego in entrambe le strategie e possono contribuire a contrastare le modificazioni dell’ambiente, a vantaggio anche dell’economia e quindi dell’intera società”.

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Fonte: Sandro Fuzzi, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, Bologna, tel. 051/ 6399559, e-mail: s.fuzzi@isac.cnr.it; Giuseppe Scarascia-Mugnozza, Istituto di biologia agro-ambientale e forestale del Cnr, di Porano (Tr), tel. 0763/374927, e-mail: giuseppe.scarascia@ibaf.cnr.it 
 


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