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LA SETE DELLA TERRA

by Pino Sartori last modified 2008-11-10 00:12

La crisi climatica globale sta facendo sentire i suoi effetti anche da noi.

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La crisi climatica globale sta facendo sentire i suoi effetti anche da noi: dal 1980 ad oggi stiamo trascorrendo le estati più calde nella storia della meteorologia planetaria e in assoluto le tre più torride sono raggruppate nell'ultimo  quinquennio.
Questo scenario è aggravato da notizie ricorrenti di falde idriche sfruttate da prelievi sempre più intensi, di fiumi sempre più inquinati dagli scarichi delle industrie, di laghi e mari contaminati da rifiuti di ogni sorta, dalle scorie radioattive e dal petrolio.
Per questi due principali ragioni, l’acqua dolce va rapidamente esaurendosi. Naturalmente sappiamo che l’acqua è un diritto ma dobbiamo essere coscienti, anche qui nel nord Italia, che l'acqua non è inesauribile  e sempre più costosa. Infatti la buona dolce acqua da bere su cui si basa gran parte della nostra vita quotidiana, scarseggia perchè non è rinnovata all'infinito dal ciclo climatico dell'evaporazione e delle pioggie in quanto esse non riescono a compensare le contaminazioni e gli sprechi che i nostri sistemi produttivi e civili occidentali comportano.
Per di più non abbiamo ancora coscienza che l’H2O è insostituibile: mentre possiamo scegliere le varie forme di l'energia: da quella fossile (petrolio o carbone) a quella degli animali e delle piante, fino a quella solare, non c'è altra sostanza che possiamo usare al posto dell'acqua.
Per tali ragioni questa risorsa deve essere considerata, trattata, amministrata come un bene "speciale" che appartiene alla sfera dei diritti e non a quella delle merci, allo stesso modo dell'aria e della luce del sole che non possono diventare proprietà o gestione di qualcuno.
Il debito idrico.
Ma la Terra, “pianeta azzurro”  perchè costituito in superfice soprattutto da acqua, vive una drammatica condizione ecologica: infatti il 97,5% dell’acqua presente sulla Terra è salata. Ed inoltre non tutta l’acqua dolce è facilmente disponibile: più della metà - il 68,9% - è contenuta in ghiacciai e nevi perenni, e quasi un terzo - il 29,9% - si trova nel sottosuolo. Alla fine l’acqua dolce, da cui dipenono tutte le forme viventi nelle terre emerse, è irrisoria: solo lo 0,008% del prezioso elemento presente sul pianeta.
Si comprende quindi che le contaminazioni di una così scarsa risorsa prodotte dagli insediamenti civili urbani e industriali, e dalle coltivazioni agricole, sono un vero attentato alla nostra esistenza.
In Italia, il prelievo dell'acqua per l'agricoltura è mediamente del 60%, mentre il 25% della risorsa va all'industria; il 15 % è destinato alle necessità domestiche e di svago. A fronte dei 42 miliardi di m3 di risorse idriche utilizzabili, i prelievi ammontano a circa 40 miliardi di m3/anno  pari al 95,23 %.
Con 980 m3/anno di prelievo pro capite l'Italia è la prima grande consumatrice d'acqua in Europa e dopo gli Stati Uniti d'America la seconda al mondo! Altro record (non entusiasmante) italiano riguarda i consumi nel settore domestico: 250 litri/giorno per persona contro i 160 della Germania.
Ma il dato che fa indignare di più riguarda il consumo di acqua minerale: il 70% di italiani non beve che acqua minerale, la cui qualità,  non è migliore di quella degli acquedotti delle maggiori città del Veneto (ad es.: Padova e Venezia).
Purtroppo in Italia con l'acqua buona da bere si puliscono le strade, si annaffiano le aiuole pubbliche e private, i campi da golf, si riempiono le piscine, e in agricoltura l'irrigazione a goccia è quasi sperimentale.
Si può facilmente intuire che modelli di società basati esclusivamente su un consumo unidirezionale di questa risorsa (cioè prelievo senza restituzione al sistema idrologico) hanno un futuro di debito idrico.
E'  per questo che occorre riflettere sui propri costumi e regimi di vita personale, famigliare e di comunità per rendere più efficace ed efficente il nostro rapporto con l’acqua dolce.
Che fare ?
Cosa possiamo fare, in pratica, per dimostrare un segno di buona volontà, per contrastare e riformare questo stato di cose? In un paese come l’Italia, ad alto spreco d’acqua, prima di tutto dobbiamo risparmiare e usare meglio  le nostre riserve idriche e dobbiamo farlo tutti, e non occasionalmente
In altre parole tutti, dal cittadino alla più alta delle istituzioni, dobbiamo fare la nostra parte.
Il singolo cittadino per una gestione risparmiosa del proprio consumo idrico potrà provvedere all'ammodernamento degli accessori sanitari che riducono e differenziano i volumi di acqua negli sciacquoni dei bagni, nei rubinetti e nelle doccie mediante l’impiego  di aeratori o di nuove tecnologie ad aria compressa; alla rottamazione di elettrodomestici (lavatrici e lavastoviglie ad alta efficenza idrica); potrà adottare condotte di autolimitazione dell’uso dell'acqua potabile  (ad es.: per il lavaggio degli autoveicoli o la pulizia di spazi esterni o per innaffiare orti e giardini); installare cisterne per raccogliere l'acqua piovana per irrigare orti e giardini; costruire impianti tecnologici che consentano il riuso delle acque grigie nelle funzioni smaltimento delle deiezioni invece di utilizzare acqua potabile.
Per alcune di queste azioni che sono onerose potremmo chiedere le detassazioni dei redditi come per altri interventi edilizi, ma per altre potremmo segnalare alle autorità (mediante raccolte di firme) la necessità di sovvenzionare operazioni di risparmio idrico.
Altre indicazioni di comportamenti più consoni alle sopravvenute condizioni di crisi idrica potrebbero essere: mettere a dimora piante autoctone tipiche delle nostre zone per ridurre le necessità idriche e aumentare l’acclimatamento; incentivare pratiche agricole che si riconvertono all’ irrigazione a goccia; evitare di impiegare pesticidi e fertilizzanti di sintesi che inquinerebbero l’acqua rendendola inservibile per altri usi.
Ridurre individualmente la quota di acqua giornaliera con comportamenti consapevoli: facendo una doccia breve piuttosto che il bagno nella vasca, lavarsi i denti con il rubinetto chiuso, riducendo l’acqua nello sciacquone inserendovi una bottiglia vuota; verificando la tenuta di tutti i rubinetti di casa, raccogliendo oli e grassi usati in cucina e smaltirli in modo proprio perchè sono una delle più pericolose ragioni di degrado della risorsa acqua; usare detergenti in modiche quantità soprattutto prodotti senza fosfati; lasciare che sia la pioggia a lavare le superfici esterne agli edifici, ovvero non utilizzare l’acqua potabile o quantomeno  ridurre questa necessità.

> l'acqua è, e deve essere, un bene dell'umanità affidato alle comunità locali;
> l'accesso all'acqua é un diritto che va garantito a tutti gli esseri umani;
> la copertura finanziaria dei costi deve essere a carico della collettività;
> la gestione dell’acqua é fondamentalmente un affare dei cittadini e non solo dei distributori e consumatori.
> non si può più trasferire alle generazioni future l'onere di un cattivo e smodato uso (spreco) delle risorse.
> la conservazione e riproducibilità dell'acqua dolce dipende da un corretto e sapiente rapporto con essa, che si realizza  prevenendo l’inquinamento, ma anche attraverso la conservazione di vasti comprensori di ambienti naturali. In primo luogo i fiumi e le zone umide ad essi collegate ma anche le zone carsiche (come le nostre prealpi e le dolomiti) e le foreste.


"Le foreste pluviali aiutano a generare nuvole e pioggia; allo stesso modo, sul Sahara cadrebbero piogge abbondanti, se solo ci fossero alberi".

Alexander von Humboldt



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