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LA TUTELA DELL'AMBIENTE COMINCIA A TAVOLA

by Luca Trombella last modified 2008-11-27 13:20

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Ogni famiglia italiana potrebbe ridurre le emissioni di gas serra di circa duemila chilogrammi l'anno e tagliare i consumi di petrolio semplicemente seguendo abitudini alimentari più sane e sostenibili.

Ne guadagnerebbero pure la salute e il portafogli. Bastano pochi accorgimenti: una dieta equilibrata, maggior attenzione ai prodotti locali e di stagione (accorciando così la filiera produttore-consumatore), gli acquisti di gruppo, il riciclo dei contenitori della spesa e la riduzione degli imballaggi, un occhio più attento ai consumi energetici per la conservazione e la preparazione dei cibi. Oltre, ovviamente, al sostegno attivo alla raccolta differenziata.

Il dottor Gaetano Zipoli, ricercatore dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze (Ibimet-Cnr), li chiama 'consigli per gli acquisti': semplici e concreti suggerimenti che, se applicati su vasta scala, contribuirebbero in modo determinante alla sostenibilità ambientale. Ne ha parlato intervenendo alla manifestazione "Cibo & Conflitti", organizzata a Pisa su iniziativa dell'ateneo cittadino con il contributo del Dipartimento di Identità culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (rappresentato alla cerimonia di inaugurazione dal professor Andrea Di Porto del Cconsiglio d'amministrazione Cnr).

I numeri dicono tutto: "Per produrre una chilocaloria di carne", osserva Zipoli, "ne servono ben 25 di energia fossile (11 volte quella necessaria a produrre un alimento vegetale). Se ciascun cittadino americano sostituisse nella dieta quotidiana il 5 per cento della carne con alimenti vegetali si risparmierebbero 385 kcal di energia fossile al giorno, equivalenti a 95/126 grammi di anidride carbonica".

Ma gli esempi si sprecano: dall'acqua in bottiglia (paradosso estremo: per fare un contenitore in plastica da 1,5 litri si usa mezzo litro di acqua), ai pomodori (l'import dalla Cina è responsabile dell'emissione di 40mila tonnellate di Co2 l'anno), alle prugne cilene (un viaggio di 12mila chilometri per via aerea), alla dubbia sostenibilità dei biocombustibili (produrli in Italia significherebbe oggi sottrarre un quarto dei terreni disponibili alle colture vegetali e consumare il 34 per cento in più delle risorse idriche).
In discussione c'è un intero sistema di abitudini e comportamenti. Non certo gli effetti del cambiamento climatico in atto. "Analizzando le temperature medie dal 1860 ai giorni nostri - aggiunge Zipoli - si evince come i 12 anni più caldi della storia del Pianeta si concentrino tutti negli ultimi due lustri (punta nel 1998, a seguire 2005, 2003, 2002 e 2004)". E se l'estensione dei ghiacciai al Polo Nord si è ridotta del 5 per cento in 18 anni, è sufficiente guardare in casa nostra per scoprire un clima molto diverso da quello cui erano abituati i nostri nonni: solo in Toscana, la lunghezza media delle cosiddette 'ondate di calore', durante le quali la temperatura sale oltre i 34 gradi, è passato in un secolo da una media di poco più di due giorni a oltre sette.
La concentrazione atmosferica dei gas serra è oggi la più alta degli ultimi 650mila anni: colpa soprattutto dell'uso dei combustibili fossili e delle pratiche agricole. Direttamente o indirettamente, l'agricoltura contribuisce all'emissione di una quota di gas clima-alteranti che va dal 17 al 32 per cento del totale. "Cambiare è possibile", conclude Zipoli. "Gli impatti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura possono essere parzialmente bilanciati intervenendo direttamente sulle cause del riscaldamento, mitigandone gli effetti. E con una strategia di adattamento che potrà essere sia congiunturale (variando i periodi di semina, trattamento e raccolta, nonché la tipologia e l'uso dei fertilizzanti) che strutturale: ovvero, abbandonando alcune coltivazioni in favore di altre".
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Fonte: Gaetano Zipoli, Istituto di biometeorologia del Cnr, Firenze, tel. 055/301422, e-mail: g.zipoli@ibimet.cnr.it 
 


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