CAMBIAMENTI CLIMATICI, IMPATTO ANTROPICO E SEGNALI BIOLOGICI
Un intervento, utile anche per i molti scettici, del noto studioso nonchè personaggio televisivo.
Le prime misure strumentali della temperatura della Terra sono cominciate circa 200 anni fa e mostrano un netto aumento termico negli ultimi 50 anni, confermato dalla riduzione dei ghiacciai in tutto il mondo.
Gli sforzi volti a comprendere i meccanismi di funzionamento del clima del pianeta si devono confrontare con l'interazione complessa di tutti i sottosistemi ambientali: radiazione solare, atmosfera, ghiacci, oceani, suoli, processi geologici, attività degli organismi viventi e dell'umanità.
Tale complessità è caratterizzata da comportamenti fortemente non lineari, come retroazioni, effetti soglia, monotone resilienze e subitanee fratture. La sola possibilità di riduzione matematica dei meccanismi climatici consiste nell'elaborazione di modelli numerici dì simulazione al computer.
Pur costituendo una rappresentazione piuttosto approssimativa della realtà fisica, essi riescono a stimare gli andamenti fondamentali del clima terrestre, va-lidati e affinati nella loro capacità di previsione di andamenti futuri in base alla fedeltà di riproduzione di fenomeni climatici passati. Proprio il confronto con i dati del passato ha dato un forte impulso alle indagini paleocli-matologiche, che integrano conoscenze su residui organici, fossili, dati e processi geochimici.
Fra i risultati più rilevanti in quest'ambito vi sono le ricostruzioni della concentrazione di CO2 e della temperatura terrestre effettuate tramite analisi del ghiaccio profondo, estratto con carotaggi in Antartide (Progetto EPICA) e Groenlandia (GRIP). Tali analisi, che riescono a risalire fino a 800.000 anni fa, hanno rilevato - negli otto cicli glaciali intercorsi -valori di CO2 e di temperatura oscillanti fra picchi minimi e massimi in correlazione gli uni con gli altri. 
Il confronto fra i dati del passato e quelli attuali sembra dunque indicare un rapido aumento termico su scala planetaria, aumento collegato da una forte correlazione con le immissioni di carbonio di origine antropica. Il recente Quarto Rapporto sui Cambiamenti climatici dell'IPCC (www.ipcc.ch) conclude come esista il 95% di probabilità che il riscaldamento globale sia originato dalle emissioni antropiche di CO2 e come le cause naturali, principalmente la variazione di attività solare, siano marginali rispetto all'aumento dell'effetto serra: 0,1 W/m2 rispetto 1,5 W/m2.
Il contenimento delle emissioni climalteranti sembra essere dunque un obiettivo prioritario da perseguire anche in attesa di modelli climatici più dettagliati, poiché gli scenari prospettati attualmente (un aumento di temperatura compreso fra 2° e 5° C entro il 2100) rappresentano comunque un quadro preoccupante, soprattutto per la non illimitata capacità di adattamento della vita umana e dell'ecosistema a rapide variazioni ambientali, peraltro attese in condizioni assolutamente nuove per la società umana: massimo storico di popolazione di circa 6,7 miliardi, stanzialità urbana e forte dipendenza anche alimentare dall'energia fossile. L'Italia è particolarmente esposta a tali variazioni ("Hot spot climatico"), e gli scenari IPCC prospettano all'orizzonte del 2100:
1) un aumento della temperatura media in Europa maggiore di quello della temperatura media globale;
2) un riscaldamento più marcato in inverno nel Nord Europa ed in estate nel Mediterraneo;
3) una diminuzione dei giorni con precipitazione nel Mediterraneo;
4) un aumento del rischio di siccità estiva nell'Europa Centrale e nel Mediterraneo;
5) una riduzione della stagione nevosa in tutta Europa con cambiamento nel regime dei deflussi fluviali;
6) un aumento del livello dei mari tra 1 8 e 59 cm.
Alcuni evidenti segnali biologici correlati con il recente aumento termico, includono la comparsa di flebotomi nelle Alpi, dove erano sconosciuti, con conseguenti focolai di Leishmaniosi autoctona, l'epidemia autoctona di Chickungunya a Ravenna nell'agosto 2007, le fasi feno-logiche anticipate di molte essenze vegetali e le conseguenti ripercussioni sul ciclo riproduttivo dei fitofagi e la dispersione di pollini allergenici.
Fonte: Biologi Italiani 10/2008