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GRAND HOTEL MARMOLADA. UNO SFREGIO

by Franco de Battaglia last modified 2009-03-08 22:41

Così si distrugge l’anima della montagna. La «Regina delle Dolomiti» rischia di diventare un inutile non-luogo kitsch

ambcons_logoIl progetto del nuovo villaggio turistico che la famiglia Vascellari (uno dei suoi esponenti, Valentino, è presidente degli industriali di Belluno) vuole costruire ai piedi della Marmolada, sul versante di Rocca Pietore (di là della Fedaia) dove è il posteggio della funivia che, in tre tronchi, porta fino ai 3.265 metri di Punta Rocca, dopo essere stato contestato pressoché da tutti gli operatori turistici del Bellunese è approdato alle pagine dei quotidiani nazionali. E non per caso.
A partire dal nome (Grand Hotel Marmolada Wellness, mentre si tratta di un villaggio in quota composto da 54 chalet) tutto è equivoco in questa iniziativa miliardaria, che non solo distrugge l’ambiente in Marmolada (ciò che ne rimane dopo un saccheggio quarantennale), ma gli stessi criteri che hanno fatto - e fanno - la fortuna del comprensorio sciistico dolomitico.

Sulle tre province di Belluno (60 per cento), Bolzano (25 per cento) e Trento (15 per cento), le Dolomiti sono un «pezzo unico» a livello mondiale. Non tanto perché l’Unesco voglia dichiararle «Patrimonio dell’Umanità» (sono tutti d’accordo tranne gli speculatori e gli immobiliaristi locali), quanto perché unisce la massima concentrazione mondiale di impianti di risalita, la massima concentrazione di posti letto, alla (ancora) massima naturalità e bellezza dell’ambiente circostante. E soprattutto si reggono - le Dolomiti - su un’economia diffusa che non teme crisi. Sono, infatti, famiglie le proprietarie delle case e degli alberghi, persone che vivono sul territorio, ci lavorano, non si limitano a succhiarne gli utili finanziari.

Sono i paesi il fulcro dello sviluppo e del benessere, non i villaggi in quota, i «non luoghi» clonati, che devono essere svenduti.
Ora l’ambiente di Malga Ciapela, ma più ancora questo sistema forte di economia montana, è messo a rischio dall’ennesima iniziativa di un gruppo finanziario, che da quasi un secolo drena risorse al territorio dolomitico e bellunese, probabilmente intascandone buoni profitti, ma certamente senza capirne lo spirito, e senza sapersi adeguare ai tempi. I Vascellari, infatti, promotori del nuovo «Grand Hotel Marmolada Wellness», a parte quel «wellness» così «kitsch» (come il prezzemolo ormai condisce ovunque anche le baracche con sauna) presentano un progetto del tutto fuorviante.

Perché non si tratta di un albergo, ma di un villaggio turistico con 100 (cento, come riporta Jenner Merletti su «Repubblica» di giovedì scorso) appartamenti nel palazzo centrale e 54 «chalet», che vuol dire ancora appartamenti e casette, più centro benessere, sala congressi, piscine, negozi e palestre come contorno. Il consueto armamentario del marketing imbonitore. Peraltro i Vascellari, nelle Dolomiti, prima hanno sfruttato le risorse idroelettriche, poi dopo il 1963, con i cospicui indennizzi della nazionalizzazione, hanno costruito la funivia di Malga Ciapela, che avrebbe dovuto lanciare a livello mondiale la Marmolada, mentre le ha tolto il fascino di una conquista graduale e personale.

Marmolada

Neppure la visita «promozionale» di Giovanni Paolo II nel 1978, per lo meno incauta da parte del rimpianto pontefice, valse a restituire smalto ad una «Regina delle Dolomiti» ormai schiava del consumismo, imprigionata dai cavi d’acciaio, giustamente vendicata dai mutamenti climatici che ne hanno messo in crisi lo sci estivo.
Fra pochi anni il ghiacciaio, assottigliato e spezzato, non esisterà più. Quando di una montagna si distrugge l’anima, restano solo i sassi fra le mani. Un materiale difficile anche da vendere, visto che è solo a questo che si pensa.
Ora il villaggio «wellness» conferma che la montagna, in quanto tale, non serve più. La si usa come «trailer» promozionale, sperando che lassù salga qualcuno a farsi massaggiare.

In realtà il progetto «villaggio» va esaminato con più attenzione per una serie di ragioni. La prima è che esso rimarca il fallimento delle precedenti iniziative turistiche sulla Marmolada. L’albergo di Malga Ciapela, forse unico nelle Dolomiti, è apparso le scorse estati sugli inquadrati pubblicitari di giornali nazionali a prezzi stracciati, quasi come «saldo» di stagione. Segno che si faceva fatica a riempirlo. La posizione non bastava, la funivia non bastava, lo sci non bastava. Ma allora perché dovrebbe funzionare il nuovo albergo, con il ghiacciaio che si ritira anno per anno? Tutti poi, nelle Dolomiti, sanno che il segreto delle frequenze turistiche non sta tanto negli alberghi sempre più barocchi, ma nell’«effetto paese». Nella cordialità di vita, di storia, di ambiente, che circonda gli alberghi, le case, le strade.  Ebbene, l’iniziativa Vascellari, fra i tanti suoi demeriti, ha anche quello di «sradicare», annullare, un paese, Rocca Pietore, costruendone accanto uno «copia e incolla». Ha un bel dire il sindaco, evidentemente vassallo dei Vascellari, che incasserà l’Ici. Ah! Si fa un’operazione simile per l’Ici? E chi risarcirà chi si è comperato in questi anni un alloggio a Rocca Pietore e lo vedrà depauperato da un complesso destinato a rimanere vuoto e spettrale per mesi ogni anno? E cosa accadrà quando, fra dieci anni, gli chalet «alberghieri» potranno diventare casette private?

Gli albergatori bellunesi (la Federalberghi) giustamente sono insorti contro la costruzione di questo «non albergo», «non luogo», di questa mistificazione speculativa ai piedi della Marmolada, che costituisce un insulto a tutta la tradizione dell’ospitalità locale. Ma il problema non riguarda solo Belluno, bensì tutto il comprensorio dolomitico. Se si fa strada la prassi dei saldi insediativi di stagione, se le Dolomiti di Belluno, Trento e Bolzano invece di basarsi sulle famiglie, sul lavoro, sul territorio, si avviano verso i «non luoghi» intercambiabili, scontabili come i villaggi a Sharm el Sheick, che ogni anno costano meno e annoiano di più, il futuro non sarà certo roseo. Il Trentino ha saputo bloccare, ancora negli anni Settanta, la proliferazione dei micidiali villaggi in quota (Marilleva, Fassalaurina) l’Alto Adige li ha sempre evitati. Belluno, con la sua esemplare tradizione alberghiera di ospitalità, non può inseguirli.
E poi la Marmolada non può essere lasciata a queste erosioni da rapina.
Franco de Battaglia

Fonte: Trentino, 10 gennaio 2008


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