Personal tools
You are here: Home GreenZine LE TEGNUE UN TESORO SOMMERSO
Navigation
Log in


Forgot your password?
New user?
 
Document Actions

LE TEGNUE UN TESORO SOMMERSO

by Carla Santoro last modified 2010-02-17 00:30

L'Assessorato all'ambiente del Comune di Venezia impegnato in un'opera di difesa e divulgazione di questo sito della biodiversità marina nordadriatica

“…massi calcarei nudi durissimi i quali sorgono isolati dal fondo molle. Tali eminenze, dette volgarmente Tegnùe, conosciute ed aborrite dai nostri pescatori perché attraversano il maneggio delle reti nelle loro pesche, e qualche volta lacerano le reti medesime, esistono dirimpetto a Maran, a Caorle, ai Tre Porti, e in qualche altro sito, ed abbondano soprattutto dirimpetto a Malamocco ed a Chioggia, e dal volgo sono credute residui di due antiche Città sprofondate per un’impetuosa inondazione del mare.”

Abate Olivi, 1792

A poche miglia al largo delle nostre coste, secondo una linea che ne segue più o meno il profilo, e su fondali di circa 20 metri, affiorano dune e substrati solidi di modesta altezza che interrompono l’andamento pressoché regolare dei fondali sabbiosi e fangosi tipici dell’Alto Adriatico, e che sono talmente ricchi di anfratti, di vegetazioni algali e di molluschi da costituire splendide oasi sottomarine o vere e proprie nicchie ecologiche.
Orate, branzini astici, gronghi e polpi vi trovano rifugio. Seppie e calamari vi attaccano le loro uova, e tante altre specie anche di pregio e in via di estinzione, popolano questi mondi sommersi in modo permanente o in fase riproduttiva. Per varietà di colori e godimento di tanta biodiversità marina, le nostre tegnùe sono una grande e variegata risorsa invece che dei maledetti impedimenti sui quali si impigliavano le reti di chi pescava a strascico. Ecco l'origine del nome Tegnùe, cioè ostacoli sul fondo che “trattenevano” e laceravano le reti. Impedimenti da evitare attraverso la perfetta conoscenza dei relativi punti di giacenza, ma da sfiorare per più abbondanti catture di quei popolosi ambiti di naturale proliferazione ittiologica.
A seconda della loro ubicazione, nelle tegnùe vi sono condizioni ambientali diverse che vengono regolate da fattori ecologici dominanti, quali l'illuminazione, l'idrodinamismo, la qualità del corpo idrico e del substrato. La diversa combinazione di questi elementi porta ad una notevole varietà tipologica di crescita e di distribuzione dei popolamenti.
L’Assessorato all’Ambiente Comune di Venezia con il suo partner esecutivo C.A.M. Idrografica di Venezia stanno operando insieme per diffondere la conoscenza delle Tegnùe dei nostri litorali sotto il profilo oceanografico, morfologico, dei ripopolamenti ittiologici, dell'ecologia, del turismo e delle ricerche subacquee attraverso un progetto finanziato dalla Regione del Veneto a valere sulla Legge Regionale n.15/2007.
La campagna idrografica effettuata in un’area compresa tra le bocche di porto di Lido e di Chioggia, entro le 12 miglia dalla costa, l’elaborazione dei dati raccolti e il loro confronto con quelli ricavati dalla ricerca bibliografica svolta, hanno portato all’individuazione di due affioramenti ai quali sono stati dati i nomi di “Tegnùa Lido” e “Tegnùa Pellestrina”.

Flabellina


Su queste tegnùe sono stati progettati dei percorsi subacquei che saranno visitabili a breve, dopo la loro segnalazione con apposite boe.
Le attività di immersione degli operatori della C.A.M. Idrografica hanno consentito di raccogliere immagini fotografiche e video utilizzate per la determinazione dei popolamenti e per la produzione di materiale didattico. Le immagini sono impiegate nelle attività informative, quali conferenze e corsi. Tutte le informazioni sul progetto e gli avvisi delle attività in essere sono state rese note sia tramite gli allestiti Punti di Informazione e Formazione del Lido presso il Palazzo del Podestà di Malamocco e di Pellestrina presso il Piccolo Museo della Laguna Sud che attraverso il sito internet dedicato www.tegnuevenezia.it 


Powered by Plone, the Open Source Content Management System

This site conforms to the following standards: