QUESTO METANO TI DA' UNA MANO AD AFFONDARE
L'allarme per questa decisione si aggrava: non basta il coro di "no" pronunciato dagli abitanti dei litorali veneti.
di Giandomentico Tesserin
È solo un inizio! Dobbiamo creare un fronte compatto, con la partecipazione di tutti i Sindaci dei Comuni delle province di Venezia, Padova e Rovigo, per far giungere al Governo il nostro preoccupato grido di allarme e imporre l'annullamento della legge killer 133 che grava come un spada di Damocle su tutti noi , sul futuro delle nostre città, su tutto il litorale da Venezia al Delta del Po.
Il Ministro Scajola , preoccupato per l'emergenza energetica dovuta alla chiusura dei rubinetti del metano dell'est, propone di riprendere in considerazione i giacimenti dell'Alto Adriatico, afferma: "Non si può rinunciare a quel tesoretto e in caso di necessità va prelevato dove si trova; inoltre i nostri vicini nell'altra sponda lo possono utilizzare ed il rischio dell'abbassamento del suolo c'è egualmente".
Gli fa eco il Consigliere Regionale G. Conta pure preoccupato per pozzi della Croazia. Ma queste sono onorevoli balle!
L'attivazione dei pozzi Croati non può avere conseguenze sulle nostre coste. La Geologia insegna e qui trascrivo da una relazione del CNR di Venezia, Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche: "I giacimenti dell'Alto Adriatico sono di età quaternaria e sono costituiti da un'alternarsi di sabbie sciolte e di argille di origine torbidica poste a 700-1500 mt di profondità. In tale complesso sono stati individuati alcuni orizzonti produttivi costituiti da livelli sabbiosi confinati da letti di argilla; tali orizzonti saturi d'acqua (acquiferi) si chiudono a pinch- out (chiusura a becco di flauto) contro un basamento argilloso (Argille del Santerno) in omogenea risalita verso nord-nord-est, mentre risultano aperti verso e sotto il litorale in direzione sud-sud-ovest".
Significa che gli acquiferi della parte ovest sono aperti e si estendono sotto il nostro litorale ma sono chiusi verso est al centro dell'Adriatico dal blocco ben cementato delle Argille del Santerno che costituiscono una barriera di separazione tra i due versanti; pertanto anche gli acquiferi dell'est, verso la riviera
Croata, risultano chiusi dalla stessa barriera e non possono influire sulle nostre coste.
IL Ministro Scajola, e gli altri politici assetati di metano, sappiano che una loro decisione avventata può provocare sul nostro Litorale lo stesso disastro verificatosi nel Polesine negli anni cinquanta, ed attualmente nel Ravennate dove, oltre al cedimento di 1-1,5 mt nell'entroterra, stanno sparendo le spiagge. Il più consistente dei giacimenti in discussione è a soli 5 km da Chioggia e a 15 da Venezia.
Il responso di tutte le Commissioni Tecniche insediate dal Governo e dalla Regione, dieci anni orsono, fu unanime: La subsidenza è certa, è irreversibile, può iniziare parecchi anni dopo l'inizio delle estrazioni e può continuare anche molti anni dopo la loro cessazione. I modelli matematici che dovrebbero dare la misura della possibile subsidenza sono stati definiti inaffidabili, e nessun sistema di monitoraggio servirebbe perché scatterebbe dopo iniziata la subsidenza:e sarebbe troppo tardi. Anche l'iniezioni di acqua nei pozzi non è valida.
Lo afferma il Prof. Ing. Gianluigi Chierici, Direttore AGIP," Non risulta che questo processo sia mai stato impiegato"
Si aggiunga che i 32 miliardi di mc di metano previsti, da estrarre in 25 anni, corrisponderebbero al 40% del fabbisogno nazionale di un solo anno. Il rischio è troppo grande a confronto di un beneficio piuttosto misero.
Ing. Giandomenico Tesserin
Chioggia