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UN VAMPIRO A SEI ZAMPE: L'ENI VUOLE SUCCHIARE IL METANO DELL'ADRIATICO

by Giandomenico Tesserin last modified 2009-02-03 10:32

La legge 179 del 2002, che impediva l'estrazione di metano dai giacimenti dell'Alto Adriatico, è stata sostituita con la legge 133 del 6 agosto 2008 che ridà possibilità all'AGIP(ENI) di riprendere le estrazioni.

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di Giandomenico Tesserin

Nel 2002 le Commissioni di tecnici consultate dal Governo e dalla Regione Veneto hanno bocciato il progetto AGIP e dichiarato: "la subsidenza è certa anche se non quantificabile e non è immediata". Ne seguì la legge 179 del 31 luglio 2002 che blocco definitivamente le velleità dell'AGIP impedendo ogni attività di estrazioni di idrocarburi dai giacimenti dell'Alto Adriatico.
Ora con la nuova legge 133 del 6 agosto 2008 si ridà la possibilità  di riprendere le estrazioni, ponendo come condizione che la stessa AGIP riesca  a dimostrare "la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza".

In altri termini si chiede all'oste se ha buon vino!       

Ora approfittando della crisi energetica, dovuta alla mancata fornitura di gas da parte della Russia, il Governo ha disposto un emendamento alla legge killer 133 (passato alla Camera ed ora in discussione al Senato) con cui revisiona la clausola che condizionava le estrazioni in Alto Adriatico alla approvazione da parte della Regione.

Il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, confermando l'emendamento, si augura che "con la condivisione dei territori possa portarci a risolvere in tempi brevi  il recupero di quel tesoro di energia che sta sotto i nostri piedi".Scaiola e le sue perforazioni

Il Deputato PDL Maurizio Bernardo ha parlato di un accordo tra Scajola e Tremonti per  "estendere anche alle strutture energetiche procedure semplificative".
Ed è quello che si attendeva il direttore Generale dell'ENI, Presidente dell' Assomineraria, il quale  ha dichiarato di "essere pronti con i loro impianti ma  sono bloccati da impedimenti burocratici opposti dalle realtà locali".

La salvezza di Venezia, di Chioggia e delle nostre spiagge la chiamano "impedimenti locali "!

Con l'emendamento si pensa anche di eludere il parere della Regione aggirandolo con il comissariamento... 

Il Presidente della Regione Giancarlo Galan dice "finchè non ci sarà la prova provata che l'estrazione di gas non produce l'abbassamento del terreno non darò mai il  via libera".
Ma la prova provata c'è già ed è il disastro del Polesine negli anni cinquanta e quello attuale del Ravennate dove stanno già sparendo le belle spiagge dell'Adriatico.
Afferma il Direttore dell'ENI "siamo pronti a dare tutte le garanzie possibili ed a fermarci appena si verificherà il minimo segno di cedimento del terreno".

Ma dopo sarà troppo tardi perché avranno già innescato un procedimento di subsidenza che è irreversibile e che continuerà a progredire per tanti anni ancora dopo cessate le estrazioni. Questo è stato confermato dalle esperienze precedentemente fatte nei terreni del litorale Adriatico e dalle relazioni di tutte le Commissioni Scientifiche interpellate  sull'argomento.

In quanto alle garanzie assicurate non so cosa intendano: forse una assicurazione presso i Lloyd di Londra?

Qualcuno ha perso la ragione!

Nel 2002 ne denunciarono il pericolo: il Collegio degli Ingegneri di Venezia, l'Ordine dei Geologi del Veneto, Italia Nostra, il CNR di Venezia, i Consigli Comunali di Chioggia ,Venezia, Lendinara ed Adria, quelli Provinciali di Rovigo,Venezia e quello della Regione Veneto, il Comitato Difesa di Chioggia, il Movimento Fermate l'AGIP di Venezia, il prof. Stefano Boato, il dott. Giuseppe Mozzi, il prof. Mario Zambon e l'Associazione Alberghieri e Turismo del Veneto.

Nonostante la delusione dovuta a questa nuova situazione, rimane in tutti noi la fiducia che prevarrà la ragione ed il buonsenso perché non si può barattare un po' di metano con  Venezia, la Laguna e tutto il Litorale:  valori inestimabili dichiarati dall'ONU  "patrimonio del mondo".

A nome di Italia Nostra e del Comitato Difesa di Chioggia chiedo al Ministro Prestigiacomo di intervenire e bloccare questa legge killer che, se applicata, provocherà entro una ventina di anni danni inimmaginabili su tutto il litorale.

Dovunque si è estratto idrocarburi dal sottosuolo ivi si è verificata subsidenza, che è irreversibile e non può essere arrestata in nessun modo, neppure immettendo acqua come propone l'AGIP, perché nei giacimenti di idrocarburi gassosi questo metodo non dà nessun risultato (lo afferma il dott. Chierici dell'AGIP).

Nel Polesine le estrazioni hanno prodotto uno sprofondamento fino a m 3,5, e nel Ravennate hanno raggiunto finora i 1,5 m; nell' Alto Adriatico dove troviamo le stesse caratteristiche del sottosuolo c'è da aspettarsi lo stesso fenomeno.

Piattaforma estrazione gas

È terrificante pensare che un progetto, seppur vantaggioso per l' AGIP, possa portare a decisioni errate, frutto della miopia e arroganza di pochi, e produrre nelle coste venete danni irreparabili. Solo 20 cm di subsidenza renderà le città costiere di Venezia e Chioggia inabitabili per l' "acqua alta " quotidiana.

Chissà cosa sta pensando la  Ministra dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare!

Per la nostra tranquillità e per il futuro delle nostre città bisogna riuscire a fare cancellare la legge killer 133; e su questo il Comitato "Difesa di Chioggia" si impegnerà nel prossimo futuro ad indire una riunione di tutti i Sindaci dei Comuni delle Province di Venezia, Padova e  Rovigo per far giungere forte al Governo la nostra protesta.

"Lo sfruttamento del metano bloccherà le paratie del MoSE"

Posted by pino at 2009-01-27 18:53
La coltivazione di giacimenti di metano potrebbe mettere fuori uso il dispositivo MoSE alle bocche di porto.
Questa è la tesi dell'architetto Fernando De Simone, che rappresenta per l'Italia la Nor Consult, norvegese, e l'olandese Tec, emanazione della Royal askoning, impegnate in colossali realizzazioni per la salvaguardia delle aree costiere o per la costruzione di gallerie sottomarine. Le due imprese in concorso hanno a suo tempo presentato un progetto alternativo al MoSE.
La possibile estrazione del gas apre, secondo De Simone, interrogativi inquietanti: "Cosa succederà alle paratie mobili, incernierate sul fondo del mare se ci sarà un abbassamento improvviso?" - si chiede il tecnico - "Cosa succederà se le estremità delle paratie, incastrandosi una a fianco all'altra, bloccheranno tutto il sistema ancora sott'acqua? E le cerniere con i connettori saranno ancora in grado di funzionare?" Per proporre un esempio facilmente comprensibile De Simone paragona ognuno degli elementi del MoSE ad una porta. "Provate - propone - a spostare le cerniere anche di pochi centimetri e verificate se riuscite ad aprirla o no: semplicemente non ci si riesce".
Il MoSE, a parere dell'architetto De Simone, al di là dei costi di realizzazione che ne fanno il progetto più caro di tutti gli altri fin qui presentati, andrebbe fermato nell'ipotesi tutt'altro che peregrina che si avvii la coltivazione dei giacimenti di metano. Del resto, se lo si fa precisa il tecnico - c'è da aspettarsi sicuramente dei movimenti e subsidenza. Fermo restando che nessuno può dire con sicurezza quello che accadrebbe se si modifica la situazione a 10 o 20 chilometri di profondità, resta tuttavia il fatto, documentato dall'Arpa dell'Emilia-Romagna, di quanto è già avvenuto con l'estrazione. Un monitoraggio tramite interferometria satellitare, dimostra che la fascia costiera da Cesenatico alla foce del Po s'è abbassata di un metro. Per bloccare il MoSE basterebbe molto meno, solo pochi centimetri sfruttando, per esempio, il giacimento cosiddetto Chiogia-mare che fronteggia proprio questa località .
(da Il Gazzettino del 27/01/2009)

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