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IL GRAN BOSCO DA REME DI SAN MARCO O BOSCO CANSIGLIO

by Pino Sartori last modified 2008-11-17 14:33

Una sintesi delle specificità ambientali di questo luogo dove genesi geologica e evoluzione biologica e storia dell'uomo si intersecano in un unicum straordinario.

Il Cansiglio è un ambiente naturale di grandissimo pregio, caratterizzato profondamente, in ogni sua parte, da una unità fisica e biologica indissolubile, un testimone fondamentale dell'ecologia  degli ambienti della fascia prealpina, un emblema storico e del paesaggio Veneto, insomma un  patrimonio unico e irriproducibile della terra veneta.

 

GEOGRAFIA, GEOLOGIA E GEOMORFOLOGIA. IL CARSISMO

L'altopiano del Cansiglio si erge sulla pianura veneto-friulana come una propaggine meridionale delle Prealpi Carniche  anzi di quella ramificazione meridionale detta delle Prealpi dell'Alpago che ha i suoi rilievi maggiori nel Col Nudo e nel Monte Cavallo; si estende tra le provincie di Belluno, Treviso e Pordenone (Fig. 1).

                     Cartina del Cansiglio

                      Fig. 1 : Segnalazione sommaria del territorio dell'altopiano meritevole di tutela 

L'ambiente fisico è dominato dai fenomeni carsici (doline, campi carreggiati, rinnen, pozzi, abissi, voragini) che hanno modificato ininterrottamente, millennio dopo millennio, la costituzione e l'aspetto dei deboli calcari cretacei di base.

Infatti l'origine geologica è analoga a quella del Carso triestino-goriziano risalendo ai depositi sedimentari che si sono formati ai due lati di una scogliera calcarea che, come una barriera, divideva durante il Cretaceo un mare poco profondo da una laguna.

La fascia di scogliera è facilmente individuabile sul terreno proprio per la notevole abbondanza di resti fossili di animali e vegetali, anche di dimensioni piuttosto grandi, che si possono trovare inclusi nel calcare, a seguito del lento processo di fossilizzazione.

Ad est della barriera esisteva la vasta e poco profonda laguna, mentre verso occidente si passava gradualmente al mare  aperto.

Questa situazione paleogeografica ha determinato anche il tipo di sedimenti che si depositarono sul fondo delle aree lagunari e quelle ricoperte dal mare sedimenti che si consolidarono poi nelle formazioni rocciose  oggi   esistenti  e visibili.

Nella zona lagunare, interna alla scogliera, si hanno sedimenti calcarei di origine chimica ed organogena con inclusioni di materiali terrigeni derivanti dalle vicine terre emerse. In essi si ritrovano facilmente resti fossili, per lo più molluschi, spesso inclusi in una massa di fondo ricca di microfossili.

La zona esterna alla barriera è caratterizzata invece da rocce che si formarono coi prodotti di demolizione della stessa scogliera corallina. Nelle aree più occidentali, in mare aperto, si depositarono invece fanghiglie calcaree con numerosi resti di organismi pelagici (per lo più microfaune), e successivamente, nell'Eocene, questi strati furono in parte ricoperti da grandi quantità di argilla che, sedimentando assieme alle particelle calcari, diedero origine alla cosiddetta "scaglia rossa". La scaglia non è dunque altro che una varietà di calcare impuro identificabile anche per la tendenza a disporsi in strati sottili facilmente separabili. In seguito al sollevamento della massa rocciosa dal mare e al successivo incarsimento del territorio a opera dell'acqua piovana, buona parte dei residui insolubili (come appunto l'argilla) si depositò e si accumulò sul fondo del polje, dando luogo alla grande conca pianeggiante di Pian Cansiglio e a quelle minori di Pian Cornesega e Pian Valmenera.

Ed è questa rara morfologia orografica a conca rivolta verso l'interno, complicata con una articolazione continua di grandi e piccole doline profonde, che costituisce l'altro spiccato carattere paesaggistico dell'altopiano del Cansiglio.

Il massiccio  calcareo ha la forma di un grande catino, la cui conca carsica centrale (Pian Cansiglio) per lo più coperta di vegetazione per circa 1000 ha è circondata da versanti montani coperti per altri 5000 ha di vasti boschi.

Il Pian Cansiglio è un ampio " campo carsico" o "polje" con il fondo pianeggiante situato ad una altitudine di circa 1000 m s.m., distinto dal contiguo e più profondo Piano di Cornèsega, da alcune ondulazioni rocciose. Nel piano si rinvengono piccole ma profonde doline ed inghiottitoi, ma come forme isolate che non interrompono la regolarità d'insieme.

                      Altopiano del Cansiglio: il "polje" carsico principale

                                        Fig. 2: Pian Cansiglio, il "polje" carsico principale

Verso ovest, allo sbocco del Vallone Vallorch, che è la più lunga incisione prodotta dall'antica idrografia superficiale dell'altopiano, si è formato un ampio ventaglio alluvionale costituito da limo con selci e ciottoli calcarei. Verso nord-est invece si insinuano il Piano di Valmenera e il Piano di Cornèsega: sono due valli strette e cieche il cui fondo, che si trova ad una quota di un centinaio di metri inferiore a quella del Pian Cansigiio, è  parzialmente  riempito  di  materiali  fluvio-glaciali.

Il paesaggio è reso vario dalla sostanziale diversità della natura del terreno a seconda se si attraversa il versante che interessa le province di Belluno e Treviso (versante occidentale) o quello compreso nella provincia di Pordenone (versante orientale). I calcari compatti che compongono il substrato del Cansiglio orientale sono altamente carsificabili e la zona è perciò ricchissima di doline, inghiottitoi e asperità, tanto all'interno quanto all'esterno della foresta. La parte occidentale invece, in conseguenza di un'alta percentuale di calcari a "scaglia", presenta declivi più dolci e un terreno meno accidentato.

I rilievi d'intorno sono: a sud-ovest con il Monte Pizzoc ( 1570 m s.l.m.) e il Monte Millifret (1577 m s.l.m.), mentre a nord-est le cime più alte con il Monte Croseraz (1694 m s.l.m.) e il Gruppo del Monte Cavallo  che è la cima più alta (2250 m s.l.m.) dell'altopiano.

Tra gli abissi più famosi si ricordano il Bus de la Lùm, profondo m 180  in territorio friulano, e il Bus de la Genziana, profondo oltre 700 metri, una delle più profonde cavità del Veneto e addirittura dell'Italia.

                                     Bus de la Lum: sezioni

                                             Fig. 3: Rilievo grafico del "Bus de la lum"

 

CLIMA

Il clima dell'altopiano, seppur in una collocazione geografica di vicinanza al mare Adriatico,  è già di tipo alpino, ricco di nebbie quasi in ogni stagione e quasi sempre in ogni notte. Abbondanti nevicate e lunghi periodi di innevamenti, ed  elevati livelli pluviometrici denotano la strategica funzione di intercettazione dell'acqua meteorica del rilievo montuoso prealpino del Cansiglio.

E' molto caratteristico poi  il comportamento delle temperature dell'aria che raggiungono i loro minimi sul fondo delle profonde doline delle pendici più basse e rivelano escursioni più forti di quelle che caratterizzano le temperature degli alti versanti e dei luoghi montani aperti di uguale quota.

La stupenda e complessa vegetazione forestale si dispone su piani altimetrici inversi proprio per i condizionamenti climatici generati dalla caratteristica geomorfologia dei luoghi.

I  fattori che determinano le caratteristiche climatiche del Bosco del Cansiglio sono  l'altitudine ed il relativo  isolamento geografico e meteorico della zona. L'altopiano del Cansiglio  può   considerarsi   alquanto   riparato  dai  freddi venti   settentrionali   in  quanto  ostacolati   dalla  catena  alpina, subisce invece, per  l'immediata sua vicinanza alla pianura sottostante, il suo influsso climatico e meteorico. L'influenza è però indiretta, per la cintura orografica che lo mantiene relativamente isolato. Il clima presenta perciò un carattere proprio fortemente condizionato dai luoghi,  costante  nel suo regolare andamento stagionale.

Le interazioni fra gli elementi fondamentali delle parti fisiche e biologiche di questo ambiente, costituiscono equilibri, tendenze e ritmi armonici collettivi che rivelano giorno dopo giorno e in ogni stagione,  la forte inerzia ecologica del Cansiglio pur con la presenza del suo crudo ambiente fisico e anche in occasione di esplosive invasioni parassitarie(Cephalcia).

Queste interazioni, equilibri, ritmi, dimostrano la preziosità, la delicatezza e l'eccezionalità della grande foresta.

 

STORIA

Nei secoli l'estensione della foresta ha subito forti diminuzioni:  dai 57.000 ha stimati per il XVI secolo, ai meno di 7.000 dei giorni nostri.

Il Bosco del Cansiglio venne acquistato dalla Serenissima, con atto del Doge Francesco Donato, il 28 luglio 1548. Quindi fino alla caduta della Repubblica Serenissima nel 1797, il Cansiglio fu regolato da leggi severe e previdenti sia nei riguardi degli utilizzi del legname, sia nel controllo rigido del pascolo; infatti più volte fu eseguita la "caratazione", cioè la individuazione e la stima delle superfici, dei pascoli ricompresi nella foresta in uso da tempo alle popolazioni limitrofe. Nella bolla ducale di acquisto si diceva tra l'altro: "Si deve aver precipua cura delli boschi d'Alpago, situati fra Serraval et quella città di Cividal, perchè ne servano di buona quantità di remi per la casa del nostro Arsenal".

Iniziò  allora, per il Cansiglio, come del resto per gli altri boschi sotto il governo della Serenissima, una vera gestione forestale con la nomina del "Capitano forestale"  e con l'istituzione delle cosiddette "Compagnie dei Remeri" che avevano il compito del taglio delle piante, dell'esbosco degli assortimenti e della forgiatura dei remi.

Il Cansiglio difatti venne chiamato dalla Repubblica "Gran Bosco da Reme di San Marco".

Le disposizioni emanate vietavano il taglio dei legnami senza la licenza del Consiglio dei Dieci; tuttavia alla povera gente dei comuni contermini, già proprietari di ampi territori boschivi e pascolivi, venne comunque concesso di pascolare con gli armenti entro una fascia di mezzo miglio (che corrispondeva a cinquecento passi, dato che il Miglio veneto era di mille passi), ma le consuetudini antiche che regolavano i boschi dell'Alpago e del Cansiglio vennero rigorosamente riformate: vietato il taglio delle piante, proibito il pascolo nella foresta ed anche il passaggio per le strade, soprattutto di pecore e capre.

Con la caduta della Repubblica di Venezia, l'Alpago ed il Cansiglio ebbero gravi danni a causa soprattutto del passaggio degli eserciti francese ed austriaco che portarono disordine e povertà in tutto il bellunese. Questo perdurò sino all'avvento del Governo Austriaco nel Lombardo-Veneto.

Nel periodo francese (detto del Regno Italico) e durante la dominazione Austro-Ungarica, dal 1806 al 1866, quei governi cercarono di impedire la razzia della foresta - che nel 1830 era già stata ridotta a 14.000 ha - con la emanazione di ordinanze che disciplinavano il taglio delle piante e l'esercizio del pascolo.

Ma le leggi forestali francesi, fondamentalmente buone, in pratica non diedero i risultati sperati; si verificarono nel Cansiglio eccessi di ogni genere: tagli abusivi di piante, sovraccarico dei pascoli, con grave pregiudizio dell'economia  silvo-pastorale.

Soprattutto il governo Austriaco, che confermò le disposizioni forestali del Regno Italico (napoleonico), ristabilì il controllo sul patrimonio forestale, anche mediante l'introduzione nell'amministrazione di personale provato per esperienza e fedeltà, riavviò un periodo di buona gestione.

Nel 1866 il Veneto passò dall'Austria al Regno d'Italia, e tra i primi provvedimenti adottati dal Governo Italiano in materia forestale vi fu la dichiarazione, con la Legge n. 223 del 20 giugno 1871, del bosco quale Foresta demaniale inalienabile.

Questo fu per il Cansiglio l'atto di rinascita, e l'avvio di una seria e prestigiosa tradizione selvicolturale, che ci è ancor oggi fa scuola nel mondo.

Tra il 1971 e il 1972 vennero tutelate con ulteriori disposizioni legislative alcune parti del Cansiglio sotto forma di Riserva Naturale, ed in particolare:

-  Riserva naturale integrale di Piaie Longhe-Millifret, per un totale di 130 ha in Veneto;

-  Riserva naturale orientata di Piani di Landro-Baldassarre, per un totale di 266 ha in Veneto;

-  Riserva   naturale integrale Monte Croseraz-Valbona, per un totale di 223 ha, in Friuli;

-  Riserva naturale integrale di Col Piova, per un totale di 4 ha in Friuli;

-  Riserva Naturale integrale di Pian de la Stele, per un totale di 22 ha in Friuli.

- Riserva naturale biogenetica di Campo di Mezzo-Pian Parrocchia, per un totale di 667 ha in Veneto.

Le riserve naturali ricadenti in Friuli passano sotto l’amministrazione di una Azienda della Regione autonoma, mentre quelle del Veneto rimangono amministrate da una Azienda delle Foreste Demaniali dello Stato (ASFD).

Alla soglia del 2000 il demanio forestale del Cansiglio ricompreso nel Veneto passa definitivamente, dopo una annosa controversia con lo Stato, all'amministrazione regionale, salvo due riserve naturali (Campo di Mezzo - Pian Parrocchia come Riserva naturale biogenetica, e  Bus della Genziana, come Riserva naturale ipogea) rimaste ancora in gestione allo Stato mediante il Corpo Forestale.

Attualmente i territori protetti nel Veneto per una estensione di 1.555 ha, sono amministrati dall’Azienda regionale Veneto Agricoltura.

 

                    Foto aerea dell'altopiano del Cansiglio

                                  Fig. 4: L'altopiano del Cansiglio visto da Google Earth.

FLORA E VEGETAZIONE

L'altopiano del Cansiglio, per la sua localizzazione geografica (Italia nord-orientale) e per la morfologia carsica che lo caratterizza, presenta, sotto l'aspetto floristico-vegetazionale, due interessanti particolarità:

-  la presenza di alcune specie a prevalente diffusione est-europea come Cardamine trifolia e Doronicum orientale;

-  l'inversione delle fasce di vegetazione che si succedono dal fondo della conca su per i pendii dei rilievi circostanti (il piano è coperto da prati, più in alto si stendono i boschi di abete rosso e, a quote ancora superiori, subentra la faggeta); questa "stranezza" della natura è legata al fenomeno   dell'inversione termica che si verifica nelle depressioni di origine carsica, in cui, contrariamente a quanto accade di solito, la  temperatura dell'aria aumenta all'aumentare della quota.

L'elenco di tutte le specie che compongono il popolamento vegetale del Cansiglio sarebbe troppo lungo per questa sintesi per cui ci si limita alla descrizione sommaria delle comunità vegetali più tipiche dell'altopiano.

Le associazioni maggiormente diffuse e significative sono le seguenti:

1.      Faggeta montana: è la formazione boschiva più frequente e meglio adattata all'ambiente; è presente dai 1100 ai 1400 m s.l.m., e si collega, per la sua composizione floristica, alle faggete, dell'alto Carso, delle Alpi Dinariche e dell'Appennino settentrionale. Nel sottobosco, ricco di specie, si rinvengono con frequenza la lattuga di monte (Prenanthes purpurea), un'elegante composita dalle infiorescenze violacee, la dentaria a tre foglie (Cardamine trifolia), la felce maschio (Dryopteris filix-mas) e l'erba lucciola maggiore (Luzula nivea). La faggeta montana è diffusa soprattutto sul Monte Millifret, nei valloni di Vallorch e di Candaglia, in Val di Piera, in Val Bella, e in diverse altre località.

2.      Faggeta subalpina: si rinviene solo nella zona del Monte Croseraz, e si distingue dall'associazione precedente per il sottobosco improntato dal caprifoglio nero e dal caprifoglio di monte (Lonicera nigra e L. alpigena rispettivamente): tra le erbe si annoverano la delicata gramigna di Parnasso (Maianthemum bifolium) e l'erba lucciola a foglia larga (Luzula sylvatica).

                                     Altopiano del Cansiglio: il bosco di faggio

                                                    Fig. 5: La faggeta pura coetanea

3.      Abièti-Faggeta montana: dopo la faggeta montana è sicuramente la cenosi forestale più diffusa, e occupa la fascia altitudinale compresa tra l'associazione precedente e il piano della grande conca carsica. Le essenze arboree dominanti sono il faggio (Fagus sylvatica) e l'abete bianco (Abies alba); si riscontra inoltre una discreta presenza dell'abete rosso o peccio (Picea excelsa), dell'acero di monte (Acer pseudoplatanus) e del sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia). Nello strato arbustivo, floristicamente abbastanza ricco, compaiono il caprifoglio peloso (Lonicera xylosteum), il nocciolo (Corylus avellana) e il sambuco montano (Sambucus racemosa).

4.      Abieteto montano: si tratta di un consorzio limitato all'estremo nord-occidentale dell'altopiano, e precisamente alle valli Faldina e Valpiccola. Nel sottobosco troviamo arbusti già visti in precedenza come il caprifoglio di monte e il caprifoglio nero, mentre lo strato erbaceo è popolato dall’erba maga delle Alpi (Circaea alpina) e dalla tossilaggine alpina (Homogyne alpina), quest'ultima molto diffusa, in genere, anche nei boschi di abete rosso e nei cespuglieti subalpini di rododendri.

5.      Abieti-Pecceta: questa associazione si rinviene nelle zone con ristagno di aria fredda e umida, solitamente sui pendii esposti a nord e a nord-est. Molte specie compongono il corteggio floristico dell'associazione, e tra queste ricordiamo il ribes alpino (Ribes alpinum), l’acetosella (Oxalis acetosella), e l'erba lucciola pelosa (Luzula pilosa). Quest'ultima, simile nell'aspetto a una graminacea, appartiene alla stessa famiglia dei giunchi, piante che pur possiedono una ben diversa morfologia dei fusti e delle foglie.

                    Altopiano del Cansiglio: la "pecceta" lambisce il pianoro centrale

                           Fig. 6: La pecceta delle doline che lambisce anche il pianoro centrale

6.      Pecceta montana: si insedia alle quote più elevate, ed è limitata ad un'area ristretta compresa tra il Monte Croseraz, la Casera Palantina, e il Massiccio del Monte Cavallo. Compaiono qui alcune tra le specie più microtermiche presenti sell'altopiano, quali il larice (Larix decidua), il sorbo alpino (Sorbus chemaemespilus) e la bella soldanina (Moneses uniflora).

7.      Pecceta delle doline: è la fascia di vegetazione che fa da bordo al fondo delle grandi doline, soprattutto nelle zone più basse dei piani di Valmenera e di Cornèsega, dove, per effetto dell'inversione termica, è maggiore il ristagno di aria fredda e umida. Conferiscono una nota di colore all'ambiente le splendide fioriture rosa del fior di stecco (Daphne mezereum) e i frutti del sottobosco come i mirtilli (Vaccinium myrtillus) e i lamponi (Rubus idaeus); l'atmosfera cupa e severa della pecceta è inoltre rallegrata dalle fronde ampie e leggere delle numerose felci presenti (Cystopteris fragilis, Phegopteris polydioides, ecc.). L'insediarsi del bosco di abete rosso a quote così basse, insieme alla presenza di specie relativamente microtermiche quali Homogyne alpina e Moneses uniflora, testimonia ancora una volta del clima particolare che caratterizza le doline carsiche.

 

 

FAUNA

La fauna nel massiccio del Cansiglio occupa un posto di rilievo: in tale zona, infatti, sopravvivono entità altrove scomparse o rare, ed in alcuni casi addirittura endemiche.

 

            Mammiferi

            Tra i grossi mammiferi, tralasciando i carnivori orso e lupo ora scomparsi anche se i nuclei storici sopravvissuti in territori prossimi (trentino e carinzia) stanno migliorando le consistenze numeriche in forza di alcune mirate introduzioni e/o di migrazioni da nuclei sloveni e si stanno avvicinando al Cansiglio, si segnalano il cervo (Cervus elaphus), il capriolo (Capreolus capreolus), diffusi in un po’ tutto l’altipiano.

                                                     

 Il bramito del cervoCapriolo 

 Fig. 8: Il bramito dei cervi è uno spettacolo

 da non perdere nel mese di ottobre

 Fig. 7: Il capriolo

.

Il daino (Dama dama), specie estranea a questo ambiente, è stata introdotta originariamente nell'area faunistica dall'ex A.S.F.D. ora smantellata; la consistenza della popolazione  deve essere continuamente verificata e controllata.

La volpe (Vulpes vulpes) è presente e ben diffusa un po' dovunque. Una presenza di tutto rispetto, comunque da confermare, è quella del gatto selvatico (Felis sylvestris). Tra i Mustelidi va ricordata la martora (Martes martes), localizzata nella zona di foresta più vetusta ed integra, il tasso (Meles meles), la faina (Martes foina), la puzzola (Mustela putorius), la donnola (Mustela nivalis) e l'ermellino (Mustela erminea), è stato osservato con sicurezza nella zona della Casera Palantina alle pendici del Monte Cavallo, ma probabilmente è diffuso su di un areale più esteso.

Volpe

                                                  Fig. 8: La volpe

            I roditori sono rappresentati dalle tipiche specie forestali: ghiro (Glis glis), moscardino (Muscardinus avellanarius), scoiattolo (Sciurus vulgaris) ed il raro driomio (Driomys nitedula); nonchè dalle altre specie minori, tra cui i topi selvatici  Apodemus sylvaticus  e Apodemus flavicollis, l'arvicola sotterranea (Pitymis subterraneus) e la ben più interessante arvicola delle nevi (Microtus nivalis).

            Tra i Lagomorfi, oltre alla lepre comune (Lepus europaeus) si rinviene - anche se molto localizzata - la lepre bianca o alpina (Lepus timidus varronis), presente nel Cansiglio a quote ben inferiori al normale.

            Fra i mammiferi insettivori si rinvengono, oltre che i soliti toporagni (Sorex aranaeus), il riccio (Erinaceus europaeus), la talpa (Talpa europaea), il raro toporagno d'acqua (Neomys fodiens), localizzato nelle poche zone umide del Cansiglio, e forse anche con il toporagno alpino (Sorex alpinus), ben più diffuso a quote elevate.

 

            Uccelli

            L'avifauna è varia ed interessante con presenze di specie legate alle zone più secche nella fascia prealpina meridionale, a quelle propriamente alpine, localizzate nei più fitti e maturi angoli della foresta. Tra i primi si segnala la presenza come nidificanti del codirossone (Monticela saxatilis), dell'averla capirossa (Lanius senator), e del succiacapre (Caprimulgus europaeus).

            Tra quelli più tipicamente "alpini" vanno ricordati i Tetraonidi, presenti con tutte e quattro le specie riscontrabili nelle Alpi, anche se diversamemente distribuite. La più diffusa è il francolino di monte (Tetrastes bonasia), mentre il gallo cedrone (Tetrao urogallus) ed il gallo forcello (Lyrurus tetrix) sono molto localizzati ed con popolazioni in contrazione a causa dell'eccessivo disturbo,  generato dalle frequenti "pulizie" del sottobosco, e per l'assetto selvicolturale ed il bracconaggio). La pernice bianca (Lagopus mutus helveticus), invece, è rinvenibile nella zona tra Forcella Palantina ed il Monte Cavallo.

            In quegli angoli di foresta dove si trova un "grande albero", cioè un esemplare molto vecchio e talora secolare, è molto probabile che si rinvengano rarità come la civetta nana (Glaucidium passerinum) e la civetta capogrosso (Aegolius funereus) e, molto più frequentemente, il picchio nero (Dryocopus martius, Fig. 8).

Picchio nero

 

Fig. 8: Picchio nero   

        Le presenza d’eccellenza fra i nidificanti sono nella zona del Monte Millifret: il nibbio  bruno   (Milvus migrans, Fig. 9); poi l'astore (Accipiter gentilis) da Candaglia, a Vallorch e intorno al Millifret;  il gufo reale (Bubo bubo)  soprattutto nel versante verso la Val Lapisina, il picchio cinerino (Picus canus) molto raro, il merlo dal collare (Turdus torquatus), il picchio muraiolo (Tichodroma muraria) alle pendici del Monte Cavallo  e il corvo imperiale (Corvus corax) che frequenta soprattutto i rilievi dal Millifret - Pizzoc  al Monte Cavallo.

Fig.  10: NibbiNibbio bruno

            Complessivamente il massiccio del Cansiglio ospita almeno 150 specie di uccelli segnalate come presenti; buona parte si riscontrano anche come nidificanti.

 

           Rettili ed anfibi

            Entrambe le classi sono ben rappresentate nel Cansiglio. Tra i Rettili si segnala, in particolare, la presenza della lucertola vivipara (Lacerta vivipara) [specie tipicamente alpina nota, per il fenomeno del "dealpinismo", come specie relitta in alcune località del piano ed in genere nelle Prealpi, anche a quote più basse] delle vipere (sia la Vipera aspis che, soprattutto la Vipera berus) compresa la rara vipera dal corno (Vipera ammodytes), localizzata nel versante orientale del Monte Cavallo  e di altri Ofidi come il saettone (Elaphe longissima), e il colubro liscio (Coronella austriaca).

            Tra gli Anfibi sono segnalate le tre specie "alpine": il tritone alpestre (Triturus alpestris), la salamandra nera (Salamandra atra) e la rana temporaria (Rana temporaria), le quali popolano il territorio dei Cansiglio insieme a specie con distribuzione più ampia come il tritone crestato (Triturus cristatus), la salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e l'ululone dal ventre giallo (Bombina variegata).

                                                 Salamandra pezzata

                                                          Fig. 11: La salamandra pezzata

          

           Invertebrati ed endemismi

            Compito arduo descrivere le popolazioni degli invertebrati del suolo e del sottosuolo, per cui si lasciano brevi note per sottolineare l'importanza che genericamente ha il complesso geografico del Cansiglio, alla luce dei suoi molti endemismi.

            Certamente il Cansiglio ed il Monte Cavallo ebbero una importante funzione di rifugio per numerosissime specie, sia animali che vegetali nelle grandi glaciazioni quaternarie.

            Rimasti isolati dagli altri sistemi prealpini per opera dei due ghiacciai del Piave, ad ovest che occupava la conca del lago di S. Croce, la Valle Lapisina e spingeva sino alla pianura di Serravalle-Vittorio Veneto i cordoni morenici di Colle Umberto; e del Tagliamento ad est, ancora più esteso ed importante del precedente. Di minore rilevanza furono invece i due ghiacciai insinuati nelle valli del Cellina e del Meduna.

            In questa condizione il Cansiglio, ospitava specie di animali e di piante che per lungo tempo rimasero isolate.

            Le glaciazioni favorirono la differenziazione morfologica e genetica fino che con la conclusione dell'ultimo periodo glaciale trovò molte specie integrate alla vita nelle nuove condizioni ambientali e climatiche.

            Una grande  varietà di elementi faunistici e floristici di quell’era sopravvisse nei rifugi (microfessure, inghiottitoi, doline, grotte, abissi, lettiera di bosco, bordi di nevaio, ecc…), differenziandosi localmente e adattandosi ai luoghi rifugio. Alcune di queste specie vengono ritenute, dai ricercatori scientifici, come dei veri e propri "fossili viventi".

Ben 14 tra specie e sottospecie di animali risultano così attualmente endemismi esclusivi del Cansiglio.

 

 

LE PROPOSTE DI TUTELA

E’ dal 1970 che si trovano testimonianze programmatiche in documenti ministeriali (Piano Economico 1971-1975, Ministero per il Bilancio e per la Programmazione Economica), che includono nei "Parchi e riserve naturalistiche di preliminare importanza nazionale", anche il Bosco del Cansiglio.

La Regione del Veneto nel 1974 recepiva questa indicazione e realizzava uno studio-progetto per l'istituzione di un Parco naturale nel Cansiglio, idea che si ritrova confermata anche al 1981 nel "Documento per le consultazioni per il P.T.R.C. (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento)", e sembra ultimarsi con l'elaborazione della prima proposta di legge ufficiale per la istituzione del Parco del Cansiglio da parte della Giunta Regionale del Veneto (Terza Legislatura, Progetto di Legge n. 388 d'iniziativa della Giunta Regionale, trasmesso alla Presidenza del Consiglio il 14 ottobre 1983: "Norme per l'istituzione del Parco Regionale del Bosco del Cansiglio").

Proposte per l’istituzione di un’area naturale protetta nel Cansiglio sono state formulate successivamente, anche da altri Enti ed Associazioni: Ministero Agricoltura e Foreste, World Wildlife Fund Italia, Federnatura Veneto, Club Alpino Italiano, Società Botanica Italiana, Centro di Ecologia del Cansiglio, ecc...; ma tutte queste iniziative, che hanno confermato la validità della strategia di tutela proposta, sono rimaste lettera morta per le indicazioni avverse di una opinione pubblica locale timorosa dei vincoli  e abbagliata da altre miraggi di uno sviluppo fondato su notevoli interventi di trasformazione ambientale, quali sciovie, piste da sci, strade, villaggi turistici, alberghi, ecc...

In successione negli anni '80 del secolo scorso,  sono stati presentati progetti di sfruttamento del turismo invernale sciistico interessanti la Val Salatis e la Forcella Palantina (con sciovie, piste da sci e strade), la zona di Malga Mezzo Miglio (con la proposta di un villaggio turistico) e la zona di Caldoten-Monte Pizzoc (sciovie ed attrezzature turistiche).

La minaccia più seria e ostinata è quella del collegamento interregionale per impianti di sci alpino fra Col Indes di Tambre (BL) e Pian Cavallo (PN) attraverso la Forcella Palantina contro il quale gli ambientalisti e gli alpinisti marciano interrottamente da 21 anni in un presidio ambientale a questo punto “storico”. (vedi notizia)

Dopo lo smembramento della foresta fra le competenze delle due regioni (Veneto e Friuli-Venezia Giulia) e lo Stato, il "Gran Bosco da Reme di San Marco e del Cansiglio" senza una protezione ed una valorizzazione organica rischia di perdere per sempre, dietro i fantasmi di uno sviluppo distruttivo, quella unità territoriale e funzionale, che ne hanno fatto nei secoli quel simbolo di storia e natura che tutti ci invidiano.

QUALE FUTURO PER IL CANSIGLIO

La Foresta del Cansiglio è un territorio con una evidente pluralità di  funzioni che sono principalmente:
1. la conservazione degli aspetti naturalistici e storico-culturali;
2. l’educazione ambientale;
3. la fruizione turistico-ricreativa;
4. la protezione del suolo e dei versanti dall’erosione (anche se considerate le caratteristiche geomorfologiche della foresta, questa funzione è minore che in altri ambienti montani);
5. la produzione di legname da opera, di legna da ardere e di prodotti del settore agricolo-zootecnico.

In passato l’aspetto produttivo era assolutamente  prevalente anche se gestito rigidamente dallo Stato (la Repubblica Serenissima) attualmente va considerato come indispensabile fonte di finanziamento per le altre funzioni complementari nella gestione unitaria della foresta.
La moderna visione ecosistemica del territorio richiede di armonizzare al meglio le attività conseguenti  alle funzioni citate tenendo conto che nessuna prevalenza deve manifestarsi  a scapito dei processi di rinnovo continuo della parte vitale della foresta, pena il rischio di crisi ecologica.
Per tale ragione  si rendono necessari, e a questo punto, urgenti, atti di pianificazione dell'utilizzo delle risorse, che a causa dello smembramento amministrativo esistente, devono assumere la forma di Piani approvati dalle due Regioni competenti (Veneto e Friuli Venezia Giulia), ottenuta l'intesa con l'amministrazione dello Stato per le Riserve Naturali esistenti.

Il contesto amministrativo necessario per l'attuazione di queste indicazioni, sarebbe idealmente quello dell'istituzione di un'area naturale portetta ai sensi della legge 6 dicembre 1991, n. 394, Legge quadro sulle aree protette, ovvero quello di un parco nazionale, o interregionale; comunque una gestione unitaria per un territorio frazionato in due regioni,  quattro province, e varie comunità montane e comuni.

Continuare invece in una semplice gestione amministrativa, per quanto lodevole e premurosa, non fuga per il futuro i fantasmi di possibili rivendicazioni di sfruttamenti turistici vecchio stampo,  che non si fermano nemmeno davanti l'evidenza delle mutazioni climatiche che condannerebbe inesorabilmente al fallimento improvvide scelte di realizzare moduli turistici ispirati allo sci alpino, lasciando alle comunità locali e regionali i costi di tali tali pretese realizzazioni,  e ovviamente chissà quali e quanti danni all'ambiente, qui sopra sommariamente descritto. 

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NB: in questo, spero sintetico report, si tralasciano gli elementi antropologici, archeologici, etnografici, che comunque costituiscono un passo importante dell'aspetto ambientale di questi luoghi che sono stati frequentati, utilizzati e plasmati da tempo immemorabile dall'uomo.

Si invita pertanto il lettore a visitare siti specifici che verranno segnalati appena possibile.

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CURIOSITA'

Numerose sono le ipotesi sull'etimologia del nome Cansiglio. Tra queste le più attendibili sembrano essere: Campus silius, Campus silens: campo, luogo piano e silenzioso; Campus silvae: spiazzo tra i boschi; Campus silis: Campo del Piave. Anche le leggende si accavallano, tra cui quella un po' fantasiosa che vede Attila e la sua tribù accamparsi in Cansiglio per riposare da una sconfitta.

Il toponimo "Foresta del Cansiglio" è però di origine recente. Infatti il nome Cansegio o Cansiglio era riferito esclusivamente alla conca centrale, ovvera all'attuale Pian Cansiglio. La zona circostante veniva invece denominata "Bosco d'Alpago" ed aveva comunque superficie superiore all'attuale Foresta del Cansiglio, ricadendo in gran parte nella giurisdizione del Rettore di Belluno. Gli insediamenti seguenti, dai Paleoveneti ai Romani fino ai Barbari, videro l'avvicinamento al Cansiglio soprattutto dalla parte dell'Alpago.

Il primo documento scritto riguardante il Cansiglio risale al 923, allorché Berengario I, Re d'Italia, assegnò il feudo del Cansiglio al Vescovo e Conte di Belluno, il quale poi stabilì le concessioni dei diritti di pascolo ai privati e alle comunità.

INDICAZIONI PER LA VISITA

Per chi viene dalla pianura l'accesso alla foresta più diretto è tramite la strada che porta al valico della Crosetta (1118 m sul livello del mare) dove convergono le salite da Vittorio Veneto, e da Caneva-Sacile-Pordenone.

Con una giornata limpida la scalata offre un notevole colpo d'occhio sulla pianura veneto-friulana.

Altri accessi alla foresta da nord: tramite la salita dal lago di Santa Croce attraversando il piccolo e e grazioso poggio assolato di Spert oppure dalla conca dell’Alpago.

DA VEDERE

il Museo Etnografico dei Cimbri - Cansiglio, Pian Osteria - Tel. 0438.585301

Il villaggio dei Cimbri a Vallorch

Il Giardino Botanico Alpino "Giangio Lorenzoni" - Pian del Cansiglio - Tel. 0438.581757

Il Centro visita con annesso piccolo museo ecologico "Zanardo"

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LE AREE NATURALI PROTETTE DEL CANSIGLIO

 

In Friuli

nome

ha

RISERVE  INTEGRALI

Monte  Croseraz

223

 

Pian della stele

22

 

Col Piova

4

 

 

 

RISERVE GEOLOGICHE

Voragine presso Casera Sciosi

 

 

Pozzo  in Val  Palazzo

 

 

Fornel   del   Gias   (Bus   del   Fornel)

 

 

Bus de la Lum (Bus della Lum)

 

 

Sperlonga delle Do Boche

 

 

Pozzo sotto il Col Grande

 

 

Abisso del Gufo Reale

 

 

Abisso ad Est del Col della  Rizza

 

 

Abisso del  Col della Rizza

 

 

Abisso delle Paradise

 

 

Pozzo  di Cima  Paradise

 

 

Pozzo  del Col delle  Tiezze

 

 

Grotta   di   Cima  Paradise

 

 

Cunicolo presso Casera  Moretto

 

 

Grotta presso la  Fr. 256

2

RISERVE IDROLOGICHE

Gal

 

 

Foghèr

 

 

Val   Palazzo

 

 

Pian   dell'Erba

 

 

Col del Nas

 

 

 2

TOTALE

 

253

 

 

 

In Veneto

nome

ha

 

Riserva naturale integrale Piaie Longhe - Millifret

129.76

 

Riserva naturale orientata Pian di Landro-Baldassarre

265,90

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Breve sitografia:

La pagina di Veneto Agricoltura sul Cansiglio: http://www.venetoagricoltura.org/basic.php?ID=598;

Il sito specifico Cansiglio.it


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