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L'ORTO BOTANICO PATAVINO

by Pino Sartori last modified 2008-11-13 16:23

Con questa pagina vorrei ampliare l' informazione in rete sull'Orto botanico di Padova, non perchè questo luogo abbia certo bisogno di ulteriore fama, ma per invogliare gli internauti che approdano al mio sito alla visista di una istituzione straordinaria che riassume in se' da 555 anni molteplici funzioni: di presidio sanitario, perchè nasce come luogo di produzione delle specie botaniche medicinali, di studio dei fenomeni legati alla vita delle piante e conoscenza delle risorse ambientali locali e mondiali, di ricerca delle metodologie di consevazione delle specie botaniche più minacciate dalle trasformazioni della biosfera per opera dell'uomo. Insomma una bandiera, un simbolo anche per lo specifico del nostro territorio veneto.


L'Orto Botanico di Padova, fondato nel 1545, é il più antico Orto Botanico Universitario del mondo.Fu istituito, su delibera del Senato della Repubblica Veneta, per la coltivazione delle piante medicinali, che allora costituivano la grande maggioranza dei "semplici", cioé di quei medicamenti che provenivano direttamente dalla natura. Per questa ragione i primi Orti Botanici si chiamarono Giardini dei Semplici (Hortus Simplicium). Regnava allora grande incertezza circa la indentificazione delle piante usate in terapia dai celebri medici dell'antichità e frequenti erano errori e frodi, con grave danno per la salute pubblica. L'istituzione dell'Orto, sollecitata dal lettore dei Semplici Francesco Bonafede, avrebbe facilitato gli studenti a riconoscere le vere piante medicinali dalle sofisticazioni. Il primo "custode" dell'Orto, Luigi Squalermo detto Anguillara, fece piantare un gran numero di piante (circa 1800). A causa dei continui furti notturni, nonostante le gravi pene previste (multe, carcere, esilio) per chi avesse arrecato danni all'Orto, fu costruito un muro circolare di recinzione. L'Orto fu continuamente arricchito di piante provenienti da varie parti del mondo e specialmente dai paesi dove la Repubblica di Venezia aveva possedimenti o scambi commerciali. Per questo Padova ha avuto un posto preminente nell'introduzione e nello studio di molte piante esotiche. L'Orto é stato testimone dell'evoluzione della Botanica da scienza applicata alla medicina alle varie branche attuali. Annesse all'Orto si costituirono la biblioteca, l'erbario e vari laboratori, talvolta sacrificandoanche delle serre. Come analoghe istituzioni universitarie italiane e straniere, l'Orto Botanico di Padova svolge una intensa attività didattica e divulgativa, varie attività di ricerca e si interessa alla conservazione di specie rare e minacciate.

Nel 1997 l'Orto Botanico é stato iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO.

 fondazioneortobotanico pianta1591 panoramica1835
La prima parte del '500 vide a Padova uno straordinario impegno di edilizia pubblica con una nuova potente Cinta muraria bastionata e la realizzazione da parte del bergamasco Andrea Moroni dei più importanti monumenti pubblici come la Basilica di S.ta Ciustina in Prato della Valle, il municipio, l'Università (detta il Bò).

Con precedenti cosi augusti, l'Hortus Simplicium, cioé l'Orto Botanico, non poteva essere solo uno spazio in cui coltivare, acclimatare e mostrare piante, doveva essere anche un "monumento". La tradizione vuole che allo stesso Moroni la Serenissima abbia affidato la realizzazione dell'Orto Botanico pensato da Daniele Barbaro, patrizio veneziano, ambasciatore della Repubblica, uomo di grande cultura e traduttore del De Architectura di Vitruvio. Gli furono di esempio gli Horti Conclusi medioevali mentre il forte segno architettonico fu conferito dalla perfezione del cerchio col quadrato inscritto, divisi in quattro parti da due viali orientati secondo i punti cardinali. L'Orto fu realizzato immediatamente, tanto che fu inaugurato nello stesso 1545 e l'ostensio, cioé le lezioni pratiche, vi furono impartite dall'anno successivo. In ogni quarto le "particelle" in cui coltivare le diverse specie, erano composte fra loro in differenti eleganti geometrie.

 Planimetria1887 codiceerbario hortuscinctus_2

Alla fine del '5OO si volle che il segno dell'Orto fosse anche marcato da molte fontane alimentate da un gigantesco idroforo a ruota, soprattutto per garantire l'irrigazione.
L'attuale aspetto del palazzo principale risale ai sec. XVII e XVIII. Nel 1704, poi, furono realizzati i quattro cancelli e i portali d'ingresso con grandiosi acroteri di rosso ammonitico sovrastati da piante in ferro battuto.

Nella prima metà del Settecento, lungo il perimetro esterno, il muro fu ingentilito da una balaustra in pietra d'Istria su cui furono collocati vasi e busti di importanti personaggi. Appartengono allo stesso secolo la statua di Teofrasto presso la porta sud e quella di Salomone (firmata da Antonio Bonazza), punto focale della porta est e della fontana delle quattro stagioni, completata anche da quattro busti settecenteschi in marmo di Carrara. Nell'Orto si contano tre meridiane: una cubica, una sferica e una cilindrica. Nella prima metà dell' '800 vengono realizzate le serre e il teatro botanico; sul cornicione vengono collocati i busti di eminenti botanici fra cui Carlo Linneo. Una delle serre é ancora originale con le colonnine e archi in ghisa.

Fino al 1984 é vissuto un Vitex agnus-castus la cui presenza é testimoniata dal 1550 ma, forse, era più vecchio dello stesso Orto, perché questa specie era usata dai Benedettini in quanto si riteneva avesse capacità anafrodisiache. La pianta più antica vivente é ora una palma di S. Pietro (Chamaerops humilis var. arborescens) piantata nel 1585; essa viene chiamata "Palma di Goethe" da quando il sommo poeta tedesco nel 1786, dopo averla studiata, espresse la sua intuizione evolutiva nel saggio del 1790 su "La Metamorfosi delle piante"; questa palma si trova in una sua serra all'interno dell'Hortus Sphaericus dove vivono anche altre piante arboree importanti, risalenti alla metà del '700, il ginkgo (Ginkgo biloba) e la magnolia (Magnolia grandiflora) ritenute tra le più antiche d'Europa.

Platanus_orientalis 

palma_goethe

fontana

porta_est 

All'esterno, nell'Arboretum, vive dal 1680 un gigantesco platano (Platanus orientalis) col fusto cavo a causa di un fulmine. Col Prefetto (1760-1793) Giovanni Morsili, sulle aree esterne all'Hortus Cinctus, viene realizzato un Arboretum; esso viene, poi, completato dal Prefetto (1836-1878) Roberto de Visiani con l'impianto di importanti conifere (cedri e pini), delle due magnolie d'ingresso e la realizzazione di un monticello (Belvedere) con sentieri sinuosi secondo un disegno di parco all'inglese.

Nell'Arboretum é presente un tronco sezionato di olmo (Ulmus minor) vissuto nell'Orto fino al 1991 su cui sono evidenziati gli anelli annuali di crescita. Esistono ancora degli annosi cipressi calvi (Taxodium distichum) originari delle paludi della Florida e della Luisiana e due esemplari di Metasequoia glyptostroboides, specie conosciuta solo fossile fino al 1942, e trapiantata nel nostro Orto nel 1961.

Nell'Orto Botanico sono presenti, tra l'altro, anche collezioni di piante con caratteristiche particolari che vengono coltivate all'aperto o in serra.

1. PIANTE INSETTIVORE. Le piante insettivore compiono la fotosintesi regolarmente. Esse sono caratteristiche di terreni particolarmente poveri di azoto per cui sono costrette a procurarselo dalle proteine di alcuni piccoli insetti. A questo scopo hanno elaborato particolari modificazioni delle foglie che funzionano come trappole per la cattura delle prede e possono essere attive o passive. Trappole attive sono per esempio le foglie della dionea (Dionaea muscipula) che si chiudono attivamente ripiegandosi lungo la nervatura centrale quando i sensibili peli di cui sono rivestite intercettano la preda. Trappole passive sono invece le foglie delle drosere (Drosera sp. pl.), su cui si possono osservare dei peli ghiandolari che secernono un muco vischioso e odoroso che attira le prede e le intrappola (viene chiamata anche carta moschicida).

Altra trappola passiva é quella delle sarracenie e delle nepenti (Sarracenia sp. pl., Nepenthes sp. pl.), le cui foglie hanno la forma di una coppa, sul margine della quale viene secreto un liquido zuccherino che attira gli insetti, i quali scivolano dentro. Le pareti della trappola sono lisce o con peli rivolti all'interno e impediscono la risalita. Sul fondo della coppa enzimi proteolitici e batteri specializzati digeriscono la preda. Ovviamente anche le insettivore fioriscono come le altre piante.

 drosera 

ginko

 

Piante_medicinali

2. PIANTE MEDICINALI E VELENOSE. All'interno dell'Hortus Cinctus, nei settori VIII e IX si trova una collezione di piante medicinali. Questa collezione ha un particolare significato storico perché ricorda anche io scopo originario per il quale l'Orto Botanico fu istituito. Le piante contenute nelle varie parcelle hanno un cartellino che ne indica, oltre al nome, le proprietà farmaceutiche. In un altro settore vengono coltivate alcune delle più comuni piante velenose. Molte di queste sono le stesse che si sono viste coltivate tra le medicinali. Il grado di pericolosità é indicato con delle crocette, una per le piante poco tossiche, due per quelle mediamente velenose e tre per quelle mortali.

3. PIANTE DEI COLLI EUGANEI E PIANTE RARE DEL TRIVENETO. Questi due settori sono di recente costituzione e rispondono a uno dei ruoli fondamentali degli Orti Botanici: far conoscere al pubblico le piante più caratteristiche presenti nel territorio dove si trova l'Orto e collezionare, conservare e studiare le piante minacciate di scomparsa. In questi ultimi decenni un numero impressionante di specie animali e vegetali si é estinto. Lo sforzo comune degli Orti botanici in Europa e nel mondo é quello di conservare il germoplasma delle specie in pericolo assicurando così il mantenimento della biodiversità.

4. PIANTE INTRODOTTE IN ITALIA DALL'ORTO BOTANICO. Davanti alle serre sono coltivate alcune piante che furono introdotte per la prima volta nell'Orto Botanico di Padova e da questo poi diffuse in tutto il territorio nazionale. Sui cartellini é segnato anche l'anno di introduzione. Tra queste sono l'acacia (Robinia pseudacacia), la patata (Solanum tuberosum), il girasole (Helianthus annuus), il gelsomino (Jasminum fruticans), ecc.

5. ITINERARIO PER NON VEDENTI. E' stato costituito, per la prima volta in Italia, un itinerario studiato espressamente per non vedenti e ipovedenti che viene approntato durante la bella stagione. Si tratta di una serie di vasi contenenti piante legate a temi che possono variare nel corso dell'anno. Può trattarsi di piante essenziere, che hanno cioé particolori aromi come la salvia (Salvia officinalis), il timo (Thymus vulgaris), il rosmarino (Rosmarinus officinalis), il basilico (Ocimum basilicum) ecc., oppure spinose o di altro tipo. I cartellini riportano il nome e le peculiarità delle specie anche in scrittura Braille.
Le piante, più di ogni altro organismo vivente, sono legate all'ambiente.

 piante_introdotte giardinoalpino

L'evoluzione ha giocato un ruolo essenziale nell'adattamento di ogni vegetale ai particolari luoghi dove cresce e si riproduce. Le caratteristiche ambientali sono determinate essenzialmente dal tipo di suolo, dalia temperatura, dalla quantità di acqua e dall'irraggiamento solare. Nell'Orto sono stati ricostruiti alcuni ambienti naturali dove vengono coltivate le piante che li caratterizzano.

1. MACCHIA MEDITERRANEA. E' la vegetazione caratteristica delle coste di tutto il bacino dei Mediterraneo con clima caratterizzato da estati caldi e aride e inverni miti. La macchia si presenta come un insieme fitto di cespugli, arbusti e alberi sempreverdi; inoltre si trovano molte piante rampicanti, spesso spinose, che contribuiscono a renderla impenetrabile. Le piante che caratterizzano la macchia sono sclerofille, cioé con le foglie coriacee, con adattamenti atti ad impedire una eccessiva perdita di acqua per traspirazione. La ricostruzione dell'ambiente é stata possibile sfruttando un luogo protetto dai muri dell'edificio e riparato dai vari venti freddi dove vengono coltivati gli alberi e gli arbusti più caratteristici della macchia mediterranea.

2. GIARDINO ALPINO. Al di sopra del bosco montano si presenta la zona caratteristica dell'ambiente alpino, con una distesa di detriti rocciosi tenuti insieme proprio dalle radici delle piante di questo ambiente; esse hanno l'aspetto di arbusti o piccoli alberi contorti come il pino mugo (Pinus mugo), il ginepro nano (Juniperus nana) i vari rododendri (Rhododendron sp. pl.), i salici nani (Salix reticulata e Salix retusa). Le piante erbacee hanno la caratteristica forma a cuscinetto o rosetta che permette loro di resistere ai venti freddi e di raccogliere il poco calore assorbito dal substrato roccioso durante il giorno. Si possono osservare le sassifraghe (Saxifraga sp. pl.), il cerastio alpino (Cerastium alpinum), la stella alpina (Leontopodium alpinum), alcune campanule (Campanula sp. pl.) e molte altre.

Accanto al giardino alpino é stata costruita una piccola torbiera. Questo ambiente é caratterizzato da suoli acidi imbibiti di acqua, la cui vegetazione principale é data dagli sfagni (Sphagnum sp. pl.). Nelle torbiere si possono incontrare piante insettivore come la drosera (Drosera rotundifolia) e la pinguicola (Pinguicola vulgaris), eriofori (Eriophorum sp. pl.), i giunchi (Juncus sp. pl.), alcuni salici (Salix sp. pl.).

3. AMBIENTE D'ACQUA DOLCE. Nelle numerose vasche dell'Orto sono coltivate le piante acquatiche. Queste, pur appartenendo a famiglie diverse, presentano adattamenti analoghi a causa delle condizioni determinate dall'ambiente acquatico. Queste piante possono galleggiare, avere cioé le foglie in superficie e le radici in acqua come per esempio la lenticchia d'acqua (Lemna minor), o il giacinto d'acqua (Eichhornia crassipes), con un caratteristico picciuolo fogliare ingrossato, costituito da un tessuto spugnoso ripieno d'aria che permette alla pianta di galleggiare. Altre sono ancorate al substrato, come ad esempio le ninfee (Nymphaea sp. pl.), il fior di loto (Nelumbo nucifera) e il papiro d'Egitto (Cyperus papyrus). Questa pianta veniva sfruttata già nei 2.500 a.C. sulle rive del Nilo per ricavare dal suo midollo delle strisce che pressate, costituivano l'antenato dell'attuale foglio di carta.

4. PIANTE SUCCULENTE. Nella buona stagione viene ricostruito un ambiente desertico, proprio di quelle che vengono chiamate piante grasse. Queste appartengono a famiglie molto diverse, che si assomigliano per la presenza, nelle foglie, nel fusto e nelle radici di tessuti specializzati per trattenere l'acqua. Questi tessuti sono formati da cellule con sostanze igroscopiche che restituiscono gradatamente l'acqua nel periodo in cui la pianta non può ricavarne dal suolo. Spesso presentano foglie trasformate in spine come il fico d'India (Opuntia ficus-indica) o anche fusti sferici come il cuscino della suocera (Echinocactus grusonii) e altre modificazioni che consentono di vivere in ambienti dove la disponibilità idrica é estremamente limitata.

 

dafnemezereum

 piante_acquaticheopuntia

5. SERRE DELLE ORCHIDEE. Davanti al giardino alpino c'é una serra chiamata delle orchidee. E' ombreggiata e al suo interno esiste un'alta umidità atmosferica. Questo microambiente caldo umido permette la coltivazione delle piante proprie delle foreste tropicali. Vi si possono ammirare orchidee, felci, parecchie delle quali sono epifite. Nel loro ambiente naturale queste piante per ricevere un po' di luce si sono adattate a vivere sui rami degli alberi più alti.

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PERCORSO DI VISITA (La numerazione romana indica le tappe riportate nella mappa dell'Orto)

itinerario_visita_orto
I. INGRESSO: a destra, fuori dal recinto in ferro, alcuni maestosi cipressi calvi (Taxodium distichum) con le caratteristiche radici respiratorie.
Ai lati dell'ingresso due magnolie sempreverdi (Magnolia grandiflora) piantate nel 1800; davanti, a sinistra, un pino calabro (Pinus laricio) del 1836, dietro al quale vi é un piccolo giardino ornamentale. Proseguire davanti al gruppo dei banani (Musa basjoo), attraversare il vialetto delle palme (Trachycarpus fortunei) e la zona della Metasequoia glyptostroboides, fino a raggiungere la porta Ovest dell'Hortus Cinctus.
II. PORTA OVEST: fuori del muro una collezione di piante del Terziario: albero di Giuda (Cercis siliquastrum), lauroceraso (Prunus laurocerasus), ecc. e un' aiuola con specie acidofile (Rhododendron, Azalea, Camellia, Pieris, ecc.).
III. INCROCIO DEI VIALI: al centro del giardino una vasca con diverse ninfee tropicali; la caratteristica termale dell'acqua che alimenta le vasche, proveniente da un pozzo artesiano profondo 286 metri, permette la coltivazione in piena aria anche di specie esotiche difficilmente acclimatatili.
IV. QUARTO DEL TAMARIX: vi sono 250 parcelle occupate da Monocotiledoni, in prevalenza Poacee, Liliacee, Iridacee, Amarillidacee, a fioritura precoce. Al centro un albero di tamerice (Tamarix gallica).


 Trachycarpus dictamuspiante_macchia_med

X. QUARTO DELL'ALBIZIA: circa 250 Ranunculacee, Brassicacee, Rosacee, Fabacee, ecc; all'interno un esemplare di gaggia arborea (Albizia julibrissin).

XI. QUARTO DELLA MAGNOLIA: oltre 200 piante erbacee, soprattutto Apiacee, Scrofulariacee, Boraginacee e Araliacee; al centro un'antica magnolia (Magnolia grandiflora), probabilmente la prima magnolia introdotta in Italia.

XII. FLORA DEI COLLI EUGANEI: sono presenti le piante più rappresentative dei Colli Euganei come: ruta patavina (Haplophyllum patavinum), cisto a foglia di salvia (Cistus salvifolius), erica arborea (Erica arborea), fico d'India nano (Opuntia vulgaris), ginestra (Spartium junceum), dente di cane (Erythronium dens-canis), ecc.. Lungo il muro un maestoso faggio rosso (Fagus sylvatica f. purpurea).

XII b. PIANTE VELENOSE: circa 50 specie velenose spontanee o coltivate per scopi ornamentali, molto comuni nel nostro territorio: colchico (Colchicum autumnale), ricino (Ricinus communis), tasso (Taxus baccata), oleandro (Nerium oleander), mughetto (Convallaria majalis), ecc.. Presso la porta Ovest, nei mesi caldi, esposizione di piante succulente.

XII c. ARBORETUM: anziché raggiungere la posizione XIII, il visitatore può effettuare la variante attraverso il bosco (linea a tratto e punto) dove può osservare alcuni alberi interessanti come: platano orientale (Platanus orientalis) del 1680, olmo siberiano (Zelkova carpinifolia), leccio (Quercus ilex), noce nero (Juglans nigra), oltre ad aceri, tigli, frassini, ecc. Nello stesso settore si può ammirare anche un tronco subfossile di farnia (Quercus robur), risalente a circa 700 anni a. C., e durante la bella stagione, una collezione di piante in vaso, finalizzata alla didattica dei non vedenti.

XIII. PORTA SUD: vasca con Nymphaea alba, Stratiotes aloides e Pontederia cordata. In vicinanza un gruppo di bossi delle Baleari (Buxus balearica), tassi (Taxus baccata) e un imponente pino nero (Pinus nigra). Sullo sfondo la statua di Teofrasto, sommo medico e botanico dell'antichità.

piante_succulente hortuscinctusfarniafossile


XIV. ROTONDA: collina artificiale (belvedere) con numerose piante di tasso (Taxus baccata), agrifoglio (Ilex sp. pl.), aucuba (Aucuba japonica), felce maschio (Dryopteris filix-mas). Nelle vicinanze, un giovane esemplare di albero del mammut (Sequoiadendron giganteum), un cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara) del 1828, un hyckory (Carya illinoensis) e una sequoia (Sequoia sempervirens) di oltre 100 anni di vita.

XV. PORTA EST: vasca con statua e busti allegorici (Salomone e le Quattro Stagioni); l'aiuola di sinistra ospita una ricca collezione di salici italiani.

XVI. ARBUSTETO: collezione di arbusti e alberelli prevalentemente ornamentali come pruni da fiore (Prunus sp. pl.), biancospini (Crataegus sp. pl.), Spiraea, Berberis, Forsythia, Philadelphus, Chaenomeles, ecc..

XVII. ROCCERA ALPINA: collezione di piante alpine e montane, coltivate su roccia calcarea o silicea; al centro un vistoso esemplare di pino mugo (Pinus mugo). A destra un ambiente di torbiera con alcune piante caratteristiche (Primula farinosa, Drosera rotundifolia, Pinguicula vulgaris, carici, eriofori, sfagni ecc).

XVIII. SERRA DELLE ORCHIDEE: piccola serra seminterrata, con varie collezioni di piante tropicali, in prevalenza felci e orchidee. Sul bancale di destra alcuni esemplari di piante carnivore (Nepenthes sp. pl.).

Victoria_cruziana cattleianinfea

XIX ARANCERE; gruppo di serre tiepide. Nella prima sono raccolte piante succulente soprattutto Cactacee, Crassulacee, Liliacee ed Euforbiacee. Nella seconda: filodendro (Monstera deliciosa), pepe ornamentale (Piper kadsura), pelargoni odorosi (Pelargonimn sp. pl.), ecc. L'ultima arancera ospita una ricca collezione di piante carnivore, piante sensitive e orchidee. Di fronte alle serre, la collezione di piante introdotte per la prima volta in Italia attraverso questo Orto Botanico.

XX. PORTA NORD: in prossimità di questo ingresso, fuori dal muro circolare, cresceva uno storico esemplare di vitice (Vitex agnus-castus), morto nel 1984 all'età di 434 anni a causa di una infezione fungina. Proseguendo lungo la facciata dell'edificio, sul cornicione dell'aula a emiciclo, busti marmorei di tinneo, Tournefort, De Jussieu e Malpighi, in mezzo ai quali vi é un busto di Francesco Bonafede, primo professore di Botanica medica all'Università di Padova.

XXI. MACCHIA MEDITERRANEA: in posizione soleggiata, addossate a un muro, sono raccolte alcune delle piante che caratterizzano la macchia mediterranea: leccio (Quercus ilcx), olivo (Olea europaea), corbezzolo (Arbutus unedo), lentisco (Pistacia lentiscus), asparago spinoso (Asparagus acutifolius), mirto (Myrtus communis), cisti (Cistus sp. pl.), e molte oltre.

echinocactus  dioneacymbidium passiflora




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Indirizzo: via Orto Botanico 15, 35123 Padova (Italy)

Tel. 049.8272119 -

Fax 049.656686

Superficie: 2.19 ha

Latitudine: 45.24 N - Longitudine: 11.53 E - Altitudine: 12 m

Piovosità: 850 mm

n° Piante coltivate: 6.000

ORARIO DI VISITA (ingresso a pagamento) :

  1. Aprile - Ottobre: 9.00-13.00 e 15.00-18,00 (tutti i giorni)
  2. Novembre-Marzo: 9.00-13.00 (chiuso i giorni festivi)

Sito ufficiale dell'Orto botanico: http://www.ortobotanico.unipd.it/nuovo/

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PER APPROFONDIMENTI

Posted by pino at 2008-08-12 16:26
Segnalo l'opera: Hortus Patavinus. Alla scoperta dell'orto botanico di Padova. Ediz. italiana e inglese
di Schinezos Gianni, Cappelletti Elsa M., Cassina Giancarlo. Editore INPUT 2007, Collana: Isole di natura
ISBN: 8889994134
ISBN-13: 9788889994139
Pagine: 96

Prezzo: € 15.00

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