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CI MANGIAMO UN MILIARDO DI RANE!

by redazione last modified 2009-01-30 14:26

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 ROMA (26 gennaio) - I cambiamenti climatici, la deforestazione e mille altre diavolerie minacciano gli anfibi, ma per quanto riguarda le rane un pericolo non da poco arriva dal nostro appetito. Sono circa un miliardo le rane catturate in natura che finiscono ogni anno in padella, e così piove sul bagnato per una popolazione già a rischio.

La stima arriva da uno studio che per la prima volta ha analizzato il commercio sulla base di dati delle Nazioni Unite per quantificare il consumo umano di questi animali e che verrà pubblicato nel prossimo numero della rivista Conservation Biology, come si legge sul sito Bbc. Francia e Stati Uniti sono i due maggiori importatori, mentre il maggiore esportatore, con 5mila tonnellate l'anno, ma anche grande consumatore, risulta l' Indonesia.

«Le zampe di rana figurano normalmente nei menu in Europa, ma anche in Asia, fino ai ristoranti di alto livello in giro per il mondo», spiega Corey Bradshaw dell'Università di Adelaide in Australia. Il punto è che «gli anfibi - continua Bradshaw - sono già il gruppo di animali più minacciato a causa di malattie, perdita di habitat e cambiamenti climatici. Il massiccio appetito dell'uomo per le loro zampe di certo non aiuta».

In natura, un terzo di tutti gli anfibi sono classificati come specie minacciata. E, se in alcuni Paesi gli anfibi vengono anche allevati, questi non sono stati considerati nello studio. La preoccupazione principale per gli studiosi è quella di riuscire a monitorare i prelievi di rane in natura, considerando che una grande porzione di commercio di anfibi, in particolare come animali da compagnia, è spesso illegale. E secondo gli esperti gli ufficiali delle dogane in molti Paesi non sono sufficientemente equipaggiati per individuarli.

La proposta dei ricercatori quindi è quella di stabilire un sistema di certificazione che garantisca un'esportazione basata su una caccia «sostenibile» per l'area di provenienza. Il rischio è che molte specie già minacciate scompaiano definitivamente, come già avvenuto in Francia e Stati Uniti. 

Fonte: la  rivista Conservation Biology (da Il Gazzettino 30.01.09 )


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