LA CURA DEL BENESSERE DEGLI ANIMALI E' UN BUON ESERCIZIO DI SOLIDARIETÀ
Il confronto a Venezia sui temi della cura della fauna urbica è sempre un argomento che appassiona i residenti, soprattutto adesso che emerge la necessità di un controllo della popolazione dei colombi, che impattano sul patrimonio monumentale nei luoghi di loro maggiore concentrazione. L'approccio alla tematica può essere intrapreso comunque con strumenti e metodi ispirati alla nonviolenza come suggerisce Cristina Romieri nota animalista veneziana, senza perdere efficacia ed efficenza negli obiettivi di controllo che ci si prefigge.

Molti affermano che colombi, gatti e animali che devono essere trattati come tali.
Non siamo certo noi a voler umanizzare gli animali. Ma è bene ricordare che apparteniamo tutti al genere animale, di specie diverse: con le scimmie ad esempio condividiamo circa il 98% del patrimonio genetico. Gli «altri» animali sono esseri senzienti, capaci come noi (e a volte più di noi) di provare emozioni e sentimenti. La sofferenza e la morte, come la nascita e la maternità, sono tali sia per noi che per loro. Siamo tutti comunque abitanti lo stesso pianeta, di cui l'uomo nella sua miope visione antropocentrista vuole essere il dominatore, sfruttando e massacrando per suo uso, consumo, profitto e divertimento (assolutamente non necessari) animali e natura, oltre ai propri simili.
Sogniamo «solo» che per tutti ci possa essere un'esistenza per quanto possibile libera da violenza e da morte indotta. Non ci piacciono sprechi e quegli insulti alla miseria che avvengono sì a volte per gli animali domestici, ma ancora tanto e tanto di più tra gli umani, ma che si criticano meno forse perché parte della normalità.
Gli animali coccolati e a volte viziati sono comunque una infinitesimale minoranza. Gli altri sono fatti oggetto di sofferenze incredibili: dagli allevamenti intensivi, ai laboratori di vivisezione, ai circhi, ai canili-lager.
Le nostre città, con sempre meno spazi verdi, non possono offrire completo sostentamento agli animali che le abitano, spesso introdotti da noi e ormai urbanizzati. Prendersi cura di loro, dar loro da mangiare è necessario e civile. E non è certo proibito (tranne per quella antidemocratica ordinanza sui colombi, che lo consente solo in Piazza San Marco). Ci può essere, a volte, da parte di chi si occupa di animali, maleducazione e mancanza di correttezza (le cacche dei cani e le carte delie gattare non raccolte), che naturalmente anche noi condanniamo. Ma condanniamo anche l'intolleranza e la miopia di chi vede solo in questo inciviltà e pericoli per la salute, che purtroppo esistono in forme ben più gravi. Ho conosciuto in questi giorni una signora che va a portare da mangiare a una colonia di gatti in una zona nascosta degli Alberoni, raggiungibile solo a piedi. Ogni giorno, anche d'inverno con pioggia e vento e buio, anche se ha la febbre, perché non trova nessuno che va fin lì. Con quegli enormi sacrifici che fanno le gattare (me compresa), generalmente senza nessuna gratificazione esterna (anzi, appunto). Con un'enorme attenzione, compassione e rispetto verso queste creature che la aspettano fiduciose. Con un amore da cui tutti avremmo molto da imparare. Crediamo in un cammino fatto di rispetto e di «compassione» verso tutti gli esseri viventi, senza confini né di razza né di specie.

Come sarebbe bello che ognuno si occupasse della singola realtà a cui si sente più vicino, che ognuno si occupasse di qualcosa e non si limitasse ad inveire e mettere confini alla solidarietà e alla compartecipazione. Occuparsi anche di animali significa per me tessere, con umiltà, la calda coperta della solidarietà, che deve essere grande per scaldare il cuore di tutti.
Cristina Romieri
Lido di Venezia